Pagine e pagine per le multe del Trota. Sui milioni di buco campano, tutti zitti

Repubblica e Corriere dedicano agli affari del Carroccio le prime pagine. Ci si scandalizza per multe, divieti si sosta, sorpassi e «molto altro». C’è qualcosa che non torna.

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I due maggiori quotidiani nazionali dedicano mediamente dalle sei alle otto pagine di apertura allo “scandalo” Lega. In particolare si concentrano sulle carte contenute nella cartellina siglata “The family”. Cartella che, scrive Fiorella Sarzanini sul Corriere della Sera, «adesso servirà a ricostruire l’uso privato dei soldi pubblici» e che «per primi hanno scoperto i magistrati di Napoli Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio». Di che cifre stiamo parlando? «In tutto 9 mila euro, che il Senatur dovrà adesso giustificare», scrive Sarzanini.

Ma non è tutto. Tasse di Bossi saldate dal tesoriere Belsito «per un ammontare di 1300 euro». E «molto altro» soggiunge l’ispettrice del Corriere. Tipo? «779,38 euro “relativo alla polizza dell’abitazione dei signori Maroni Manuela e Bossi Umberto”». Però. «Ma c’è molto altro» prosegue Fiorenza. Tipo? «La spesa più consistente certamente riguarda il ricovero di Sirio Bossi per l’operazione di rinoplastica: in tutto 9.901 euro che la Lega provvide a saldare. Poi ci sono le multe. Alla guida dell’auto c’è sempre il Trota che procede in barba a divieti di sosta e di ingresso nelle aree riservate, ma anche superando spesso i limiti di velocità».

In barba. Ma anche «superando spesso» i limiti di velocità. Ma, per esempio, quante volte il Trota l’ha fatta in barba senza il “gratta e sosta”? Quante volte l’hanno pizzicato a rubare le merendine ai bambini della scuola padana e a involarsi «superando spesso», e magari “moltamente”, i limiti di velocità? L’unico dato certo, scrive l’ispettrice del Corsera, è che «il 16 ottobre 2010, mentre è a Bologna, Renzo Bossi viola un divieto di circolazione. Secondo un’aggiunta a penna stava andando alla festa della Lega: costo dell’infrazione 166,80 mora compresa». Benissimo. Tra il dentista, le multe, la rinoplastica, «l’aggiunta a penna» e «molto altro» stiamo sotto o sopra i costi di una Fiat 500? Staremo a vedere, i magistrati napoletani indagano, confidiamo, come si dice, nella giustizia eccetera.

Detto ciò, ecco che dalla memoria spunta fuori che il 16 ottobre 2010, proprio il giorno in cui il Trota dissipava «166,80 mora compresa» di euro pubblici, il famoso Sergio Rizzo scriveva sul Corriere della Sera le prime conclusioni a cui era giunta un’ispezione del Tesoro sull’uso dei soldi pubblici in Campania. Una questione molto spessa. Però, non da prima pagina. E nemmeno da pagina 2 e successive, stile quelle dedicate al Bossi, Trota e Family. Dunque, mentre la multa del Trota del 16 ottobre 2010 oggi si trova in prima pagina, dove si trovava lo scempio dei soldi pubblici emerso in Campania il 16 ottobre 2010? Si trovava su tre striminziti colonnini a firma di Sergio Rizzo a pagina 17 (tranquilli, nell’elenco “articoli di Sergio Rizzo” sul sito del Corriere della Sera questo stranamente non c’è, ma si recupera facilmente in google, titolo: «Il buco nero dei conti campani. Debiti saliti del 90 per cento»). E, si badi, senza che nell’articolo di Rizzo comparisse mai il nome del principale protagonista della vicenda: sia domandato incidentalmente, il suo nome era, Cerutti Gino? Pinco Pallo? Antonio Bassolino?

Anche in quel pezzo del Rizzo si parlava di «soldi pubblici». Di quanti soldi pubblici, precisamente? 13 miliardi di euro. Oibò. E serviti per pagare cosa? Dentisti, tasse, infrazioni stradali di qualche Bossi napoletano? Quando mai. No, semplicemente scialacquati, finiti in debiti, sperperati dall’amministrazione regionale. Niente nomi. Però. Perciò Sergio Rizzo ci rivelava che gli ispettori del ministero del Tesoro inviati a Napoli, così, tanto per cominciare (giacché la loro relazione finale sarebbe stata resa nota poi, e quando mai? ne avete più sentito parlare?) spulciando tra carte e cartelle della Regione Campania arrivarono a documentare qualcosa come 5 miliardi e 342 milioni di debiti, maturati in soli 4 anni, dal 2004 al 2008. Tutto qui? No. Di miliardi di debiti fatti coi soldi pubblici gli ispettori in Campania ne scoprirono (almeno) altri 7, tra cartolarizzazioni, mutui e buchi della sanità. Totale? Quasi 13 miliardi di buco, debiti, soldi pubblici spariti nella voragine dell’amministrazione Bassolino (la quale amministrazione, notate bene, aveva nel frattempo anche usufruito di parte di quei 12 miliardi complessivi, stanziati nel 2007 dal governo Prodi per coprire il rosso della sanità in Campania e in altre tre regioni del Sud).

Nelle paginate (non sono mai meno di 6) che i grandi giornali di sistema (o di regime?) dedicano oggi al tema dell’uso dei soldi pubblici per faccende familiari non ci sono in ballo più di 64 mila euro, così almeno ipotizza Repubblica. 64 mila di supposto uso privato di soldi pubblici a fronte di un’amministrazione pubblica, in Regione Lombardia e altrove, gestita dalla Lega alleata a Pdl e Formigoni, che chiunque può verificare ha i conti a posto e, anzi, in attivo in taluni comparti.

Domande: a fronte dello sfruculiare che fanno su Lega, Bossi e Lombardia, avete mai sentito di magistrati napoletani che si siano occupati di sapere come siano stati usati e dove diavolo siano finiti qualcosa come 13 miliardi di euro di fondi pubblici, in quattro anni, a Napoli? Avete mai letto intercettazioni o paginate in proposito? Detto così, non per assolvere The Family e compagnia politica. Ma così, detto per domandarci a proposito di Lombardia, Bossi, Lega e di magistrati che da Napoli vengono in Lombardia per perquisire Bossi e il Carroccio: scusate, ma di cosa stiamo parlando?  

@LuigiAmicone

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