Come eravamo felici, senza saperlo. L’idea di una guerra, di una guerra possibile che venisse a sfiorare, vent’anni dopo, quei figli, era incredibile
Cercavo nervosamente fra gli scaffali della libreria in sala qualcosa, e da una grossa scatola di cartone panciuta, tanto piena è di vecchie foto, ne è scivolata fuori una, e con delicatezza è caduta ai miei piedi. L’ho presa in mano, l’ho vista e mi sono seduta.
Vada, nel Livornese, estate di oltre venti anni fa, in campagna, il mare così vicino da sentirne l’odore. Verso sera in bici con i bambini si andava a more, e a vedere le rane in uno stagno; e a arrampicarci sui covoni bruciati dalla calura. Il sole non voleva tramontare.
E questo, è uno dei figli. Guardo come ride: come un bambino certo che ora si mangia, e poi si va a dormire, e domani ci sarà di nuovo questo sole, e il mare.
Come eravamo felici, senza saperlo. L’idea di una guerra, di una guerra possibile che venisse a sfiorare, vent’anni dopo, quei figli, era incredibile.
Ci si è capovolto il mondo. L’Ucraina divorata da Putin, ma gli basterà? E il 7 ottobre come uno spettro ritornato, e Gaza incenerita, e deci...
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