Orissa, nuovo ultimatum dei maoisti per il rilascio degli italiani

Scadrà oggi il secondo ultimatum per la liberazione di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. Padre Ajaya Singh spiega: «C’entra la situazione politica della regione, dove la brutalità delle operazioni anti-guerriglia colpisce anche innocenti e spinge molti a provare simpatia per i maoisti e a fornire loro supporto».

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Il nuovo ultimatum dei maoisti per ottenere quanto richiesto e così rilasciare i due italiani rapiti in Orissa, India, Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, scade oggi. Il governo locale avrebbe nominato due mediatori che già contribuirono alla liberazione di un funzionario governativo indiano lo scorso anno. Da parte loro i maoisti hanno annunciato un cessate il fuoco e designato a loro volta tre mediatori. Per ora fa ben sperare la notizia che «gli ostaggi italiani sono in buone condizioni. Sono spaventati ma vengono trattati bene».

“Ieri i ribelli hanno fatto pervenire al governo dello Stato indiano un ‘documento’ in tredici punti, una sorta di manifesto politico che New Delhi deve accogliere perché il rapimento si concluda con «un esito positivo». (…) Secondo padre Ajaya Singh, direttore dell’Odisha Forum for Social Action, un’iniziativa dei vescovi locali, la sorte dei nostri connazionali sarà decisa dalla risposta del governo alle richieste dei guerriglieri che hanno rivendicato il sequestro. Il nastro registrato fatto pervenire ai mass media dal principale leader guerrigliero in Orissa, Sunil, parla di tribali, diventati «oggetto di un’attenzione morbosa» e chiede anche la chiusura delle aree delle minoranze etniche ai visitatori, indiani e stranieri” (Avvenire, p. 2).

“«In quell’area non si trovano facilmente indigeni seminudi. Credo invece – aggiunge il sacerdote dell’arcidiocesi di Bhubaneshwar – che si colleghi alla situazione politica della regione dove la brutalità delle operazioni anti-guerriglia colpisce anche innocenti e spinge molti a provare simpatia per i maoisti e a fornire loro supporto»” (Avvenire, p. 2).

“«Non sono aree utilizzabili per il turismo – conclude il religioso -. Per studi, ricerche, iniziative sociali forse sì. D’altra parte, il governo non ha mai voluto interrompere il flusso di visitatori in aree problematiche, limitandosi a consigliare altri itinerari», spiega ancora il sacerdote.

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