Ora per salvare il pianeta bisogna cambiare musica e spegnere le luci

I Coldplay dicono basta ai tour inquinanti, gli scienziati denunciano l’apocalisse degli insetti. L’ordinaria caccia agli orchi ambientali nel Regno Unito

«Tutti noi dobbiamo trovare il modo migliore di fare il nostro lavoro», ha spiegato alla Bbc Chris Martin, che di mestiere fa il frontman dei Coldplay e che per migliorare il proprio lavoro ha deciso di non cantare più in pubblico. Glielo chiede il pianeta: per presentare il nuovissimo album Everyday Life la band inglese è stata disposta a concedere solo due live: uno, venerdì scorso, trasmesso gratuitamente all’alba e al tramonto su YouTube dalla Giordania, l’altro, il 25 novembre, al Museo di Storia Naturale di Londra. Il ricavato sarà devoluto a ClientEarth, ente benefico “di diritto ambientale per fermare la distruzione del mondo naturale”, poi basta, non ci saranno altre date e nessuna tournée finché concerti e tour non saranno assolutamente eco sostenibili e carbon neutral. «Ci prendiamo una pausa per un anno o due» ha spiegato Martin, «sogniamo uno spettacolo senza plastica monouso, alimentato soprattutto a energia solare».

TROPPI FAN, TROPPO INQUINANTI

Secondo dati recenti riportati dalla Bbc la musica dal vivo genera ogni anno nel Regno Unito circa 405 mila tonnellate di gas serra: di per sé non è colpa delle band e dei loro biglietti aerei (l’ultimo tour dei Coldplay ha impiegato 109 addetti ai lavori, 32 camion e nove autisti, che hanno viaggiato in cinque continenti), ma dei milioni di fan «che viaggiando da e verso gli spettacoli rappresentano la principale fonte di inquinamento»: i 122 concerti programmati dall’ultimo tour di Martin e soci hanno attirato, tra il 2016 e il 2017, 5,4 milioni di spettatori.

BORRACCE, LA REDENZIONE DEGLI U2

Secondo gli ambientalisti inglesi, per spostare il gigantesco palcoscenico rinominato “l’Artiglio” utilizzato dagli U2 per il loro U2 360° Tour nel 2009 sono stati usati 120 camion, che hanno causato lo stesso impatto ambientale di un viaggio di ritorno da Marte. Oggi però con i Joshua Tree Tour gli U2 si sono riscattati: a tutti gli addetti ai lavori viene consegnata una bottiglia/borraccia da riempire nelle apposite case d’acqua, offerta un’alternativa vegana o vegetariana ad ogni pasto, vengono selezionati i mezzi di trasporto e tracciato chilometraggio ed emissioni, riciclate le corde delle chitarre, rese disponibili ai fan rastrelliere per biciclette e parcheggi speciali per auto elettriche o ibride.

LED E ALBERI, STAY TUNED

Applausi dagli attivisti anche per i Radiohead, convertiti all’illuminazione a Led, e i The 1975, che donano una sterlina per ogni biglietto venduto a One Tree Planted perché pianti alberi in tutto il mondo. Ora però i Coldplay promettono un passo in più, scommettendo su qualcosa che non solo non faccia male ma che anzi faccia benissimo al pianeta. Stay tuned, insomma.

L’APOCALISSE DEGLI INSETTI

In attesa di ridurre l’inquinamento da musica dal vivo, dovuto al successo delle sue amatissime band, il Regno Unito affronta intanto il suo orco ambientale quotidiano: «Crediamo fermamente che la luce artificiale notturna – insieme alla perdita di habitat, l’uso di pesticidi, le specie invasive e i cambiamenti climatici – stia guidando il declino degli insetti», è l’allarme rinnovato in questi giorni da un team di ricercatori guidati da Brett Seymoure, ecologista comportamentale presso la Washington University di St Louis, e rilanciato (“Exclusive”!) dal Guardian. «La luce artificiale notturna è il decisivo – ma spesso trascurato – colpevole dell’apocalisse degli insetti».

LAMPIONE OMICIDA

Conduce le falene a morte certa, illumina le prede di ratti e rospi, vanifica i segnali di accoppiamento delle lucciole. E tutto questo è colpa dell’uomo che la produce: «Dai lampioni ai bagliori del gas per l’estrazione del petrolio» la luce artificiale «può colpire gli insetti praticamente in qualsiasi momento della loro vita». Niente paura però, proseguono gli scienziati: a differenza delle altre per il clima quella all’inquinamento luminoso è una lotta facile facile: basta spegnere le luci inutili e utilizzare accorgimenti adeguati, come ombreggiature o tonalità diverse.

L’ATTRAZIONE FATALE PER I FARI DELLE AUTO

Non si tratta certo della prima levata di scudi contro l’inquinamento luminoso: dopo l’allarme crollo della popolazione di insetti in Germania e nella foresta portoricana in tanti sono tornati a sottolineare i pericoli e le conseguenze della perdita globale della biodiversità per il pianeta già alterato dall’espansione di infrastrutture, industrie, agricoltori che a lungo hanno utilizzato l’illuminazione per sopprimere i parassiti volanti. Il problema insomma c’è, e non da pochi anni. Pensate solo alle falene rammenta il Guardian, che si avvicinano a una lampadina scambiandola per la luna: «Un terzo degli insetti intrappolati nel fascio luminoso morirà prima del sorgere del sole, per sfinimento o perché verranno divorati». Non solo, «i fari di auto o veicoli in movimento rappresentano un pericolo mortale ambulante per le falene, e si stima che questa attrazione fatale causi 100 miliardi di morti di insetti ogni estate in Germania».

LE INSIDIE PER I WETA GIGANTI

La luce artificiale impedisce anche agli insetti di trovare un compagno: è il caso delle lucciole, che scambiano segnali bioluminescenti durante il corteggiamento. La mosca effimera (o efemera), un piccolo insetto acquatico che assomiglia alla libellula, vive un giorno solo, durante il quale si accoppia e, ingannata dal riflesso della luce dei lampioni, va a deporre le uova sull’asfalto credendolo uno specchio d’acqua «e muoiono tutte. Questo è un buon modo per sterminare un’intera popolazione in 24 ore». La luce incide sullo sviluppo dei grilli ingannati dalla percezione della durata del giorno e della notte, disturba i weta giganti neozelandesi che si dedicano meno alla ricerca di cibo, agevola i predatori come ragni, pipistrelli, ratti, uccelli costieri, gechi e rospi, che nei pressi delle luci artificiali hanno trovato i loro fast food. Ma basta mettere mano all’interruttore e «la luce sparisce».

VIAGGIARE A FARI SPENTI

Eventuali rischi o conseguenze generate dallo spegnimento dei lampioni di notte o dei fari delle auto che viaggiano al buio non sono analizzate. Quello che è sicuro è che per salvare mosche, falene, grilli giganti e accendere il futuro degli uomini bisogna spegnere le luci (musica per le orecchie di Chris Martin & co).

Foto Ansa