Sacconi: «Legge sull’omofobia condanna la dottrina della Chiesa. Letta intervenga o faremo ostruzionismo»

Per l’ex ministro del Welfare, nella legge resta il «reato di opinione» che porta a «criminalizzare ogni valutazione critica sulla omosessualità e sui presunti “diritti” connessi»

«È necessario un intervento di Letta, noi pronti a fare ostruzionismo». Con queste parole postate su Twitter, al seguito dei parlamentari del Pdl che hanno promosso la moratoria legislativa sui temi etici, Maurizio Sacconi rilancia il blocco della legge sull’omofobia, passata ieri in commissione Giustizia. Stamattina, l’ex ministro del Welfare ha ribadito sull’Avvenire la necessità della moratoria: «In questa fase di recessione tutto possiamo permetterci meno che una divisione lacerante sui principi etici che potrebbe avere effetti molto gravi».

MODIFICHE NON BASTANO. Sul ddl contro l’omofobia, Sacconi ha minacciato l’ostruzionismo dei cattolici del centrodestra, qualora non intervenisse il Governo. Le modifiche introdotte ieri in commissione Giustizia infatti non bastano a disinnescare la pericolosità della legge, spiega Sacconi: «Sventato il tentativo di introdurre surrettiziamente una definizione aberrante di genere, resta in campo quello non meno grave del reato di opinione». Il testo venuto fuori dopo le modifiche non è ancora «una mediazione accettabile». Nonostante sia stata abbandonata la definizione di gender, spiega Sacconi, rimane il «reato di opinione» che porta a «criminalizzare ogni valutazione critica sulla omosessualità e sui presunti “diritti” connessi. Se il testo non rimuove questo problema si giustificherebbe una dura battaglia parlamentare anche di ostruzionismo. Il governo intervenga – chiede l’ex ministro del Welfare – per mediare».

REATO D’OPINIONE. Benché sia stata scongiurata «un’aberrante configurazione del genere legata alla percezione soggettiva disancorata dal sesso biologico», prosegue Sacconi, «resta ancora in campo un aspetto pericolosamente divisivo della società italiana». «Nessuno, ovviamente, discute la doverosa prevenzione e repressione della violenza contro gli omosessuali», precisa l’ex ministro del Pdl, «ma non si può pretendere di imporre una nuova visione antropologica». «Il rischio – conclude – è che da un lato si voglia surrettiziamente introdurre, per esempio, una condanna di quanto è contenuto nella dottrina della Chiesa. Dall’altro si vogliono porre le premesse per l’obiettivo di dare rilevanza pubblica alle unioni omosessuali per arrivare poi all’accesso alle provvidenze sociali al coniuge, all’adozione, alla stessa procreazione».