La lotta del “Servo” contro le ingiustizie. L’omelia di Bassetti alla Messa di Mcl

A Roma la celebrazione eucaristica di apertura della Settimana Santa per il Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), presieduta dal cardinal Gualtiero Bassetti

Gualtiero Bassetti durante la celebrazione di una Messa

I riti per la Settimana Santa si sono aperti per il Movimento Cristiano Lavoratori con una celebrazione eucaristica, tenutasi questa mattina a Roma nella basilica di Sant’Antonio da Padova, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, e concelebrata dall’assistente ecclesiastico nazionale don Francesco Poli. Alla celebrazione erano presenti, fra gli altri, il presidente nazionale del Mcl, Antonio Di Matteo, e tutti i componenti della presidenza nazionale del movimento. Di seguito riportiamo il testo integrale dell’omelia del cardinale Bassetti e una sintesi dell’intervento di saluto del presidente Di Matteo.

Omelia del cardinale Gualtiero Bassetti a Mcl

Carissimi fratelli e sorelle,

è per me una grande gioia poter celebrare oggi questa Santa Eucaristia, all’inizio della Settimana Santa, insieme al neoeletto Presidente Generale del Movimento Cristiano Lavoratori, Antonio Di Matteo, insieme ai membri del Consiglio Generale e a tutti gli aderenti alla vostra Associazione di Promozione Sociale.

Saluto anche i padri Francescani Minori che ci ospitano in questa bella Basilica dedicata a Sant’Antonio di Padova, al quale è dedicata la Pontificia Università “Antonianum” che qui ha la sua sede.

Saluto e ringrazio l’assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Don Francesco Poli.

Carissimi, permettetemi anzitutto di ribadire che la mia presenza con voi in questo giorno vuole essere un segno di sincero incoraggiamento per tutti i membri del vostro Movimento e in particolare per il nuovo Consiglio nazionale eletto nel Congresso dello scorso gennaio. A voi porgo il sentito ringraziamento da parte di tutti i Vescovi della Chiesa italiana che rappresento, e anche il grazie da parte dei lavoratori e delle famiglie che assistete con il vostro impegno.

Chiedo al Signore che la mia preghiera con voi, in questo primo giorno della Settimana Santa, sia di aiuto per realizzare quell’ordinamento sociale che – si legge nel primo articolo del vostro Statuto – secondo il Magistero della Chiesa, si ottiene promuovendo «l’affermazione dei principi cristiani nella vita, nella cultura, negli ordinamenti, nella legislazione in quanto costitutivi di una società buona per tutti» (Statuto del 23 febbraio 2029, Art. 1)

Poiché però è dalla Parola di Dio che viene la più bella esortazione a ogni impegno cristiano, vorrei in primo luogo sottolineare due punti che emergono dalle letture di questa Santa Messa, e che possono illuminare anche la vostra missione nella società e nella Chiesa.

Inizia oggi – e proseguirà per tutta la settimana – la lettura dei “Canti del Servo del Signore”. Di questi è protagonista una figura misteriosa, chiamato “Servo”, la cui interpretazione dipende dal vedere in esso un intero popolo, Israele – così chiamato varie volte nella Scrittura, “servo” o “figlio” di Dio – o una persona singola, ravvisata poi in Mosè, o in Geremia, o nello stesso profeta Isaia. Anche Gesù si è identificato in quel volto, quando ha detto di essere venuto «non per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45); i discepoli del Signore, poi, hanno riconosciuto nel Servo sofferente il Messia di Nazaret, condannato e condotto al patibolo.

Questo Servo, come abbiamo sentito dalla prima lettura, è stato chiamato per realizzare la giustizia, ma egli stesso è stato vittima di molte ingiustizie. Nei suoi dolori si possono ritrovare tutte le sofferenze che ancora affliggono interi popoli, e molti uomini e donne, anche nel nostro Paese. Se guardiamo all’ambito del lavoro, dobbiamo infatti ammettere che in esso si trovano ancora, purtroppo, tante forme di sfruttamento e di ingiustizia. Per questo c’è davvero bisogno del vostro contributo fattivo che – come lei ha dichiarato, Signor Presidente, all’indomani della sua elezione – vuole «la difesa e la promozione della vita, della famiglia, del lavoro e della formazione, della libertà di educazione, il contrasto alle povertà, la tutela della salute e dei più deboli» (Intervista ad Antonio Di Matteo; SIR, 23 gennaio 2021).

La risurrezione di Gesù che, dopo tante sofferenze, è stato sollevato dai suoi dolori, sia per voi un segno di speranza, perché Dio non può tollerare l’ingiustizia, e agisce sempre – come si legge nel Magnificat – in favore degli umili e degli affamati. Egli, che «ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia» (Lc 1,54), si ricordi ora delle prove che stanno affrontando nel nostro Paese i deboli, i disoccupati, i poveri, e ci aiuti ad andare incontro ad esse con coraggio.

Dopo quella del Servo, nel Vangelo di Giovanni emerge invece la figura di una donna, Maria, che unge i piedi del Signore con del nardo prezioso. È per noi, in primo luogo, immagine della vera devozione e dell’amore, del bene fatto gratuitamente all’altro. Gesù, che sta per essere consegnato alla morte, trova conforto in questo gesto affettuoso, e difende quella donna da chi invece la critica. In questa pagina si trova anche un monito a non essere attaccati al denaro – come purtroppo accadeva, abbiamo sentito, a uno dei Dodici – che «teneva la cassa, e prendeva quello che vi mettevano dentro» (Gv 12,6).

Ma soprattutto risuona ancora oggi, in tutta la sua forza, quanto Gesù dice a noi sui poveri: «I poveri li avete sempre con voi» (Gv 12,8a). Come sono vere queste parole! Nel saluto che ho inviato tramite videomessaggio lo scorso 13 marzo alla Presidenza del vostro Movimento, ho già detto che la situazione in cui ci troviamo è davvero drammatica, a causa dell’emergenza sanitaria e della crisi del lavoro. Ricordavo anche – con le parole di Giorgio La Pira – che al popolo non può mancare né l’eucaristia, né il pane. Ho anche ribadito la nostra preoccupazione per la disoccupazione giovanile, e per l’allargarsi di quella «forbice delle disuguaglianze che recide certezze e prospettive, compromettendo lo sviluppo dell’intero sistema nazionale e getta nelle braccia della criminalità e dell’usura chi non vede una via d’uscita» (Comunicato Finale del Consiglio Permanente CEI, 25 marzo 2021).

Non dobbiamo però sentirci schiacciati da queste emergenze. Mentre sono certo che voi farete quanto è nelle vostre possibilità, affidiamo le nostre ansie, e soprattutto il nostro impegno, al Signore, Servo sofferente, che è risorto dalla morte.

Carissimi fratelli e sorelle, sia la Risurrezione di Gesù il vostro sprone! Come si legge nel Comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI, appena conclusosi, «questo tempo può diventare terreno fertile per stimolare, accompagnare e orientare la rigenerazione». Formulo perciò a tutti voi e ai vostri cari, e ai membri del Movimento, gli auguri perché la santa Pasqua di Risurrezione sia l’inizio di una vera rigenerazione per tutti noi e per il nostro Paese.

L’intervento del presidente di Mcl Antonio Di Matteo

Viviamo un tempo di crisi profonda, in cui l’umanità si trova a fronteggiare gli attacchi di un virus che sta dispiegando drammatici effetti divisivi, e che rischia di aggravare e far esplodere fratture sociali che già da tempo covavano sotto le ceneri, con ricadute che – come ha sottolineato il Consiglio Permanente della Cei appena conclusosi – stanno generando un pericoloso «effetto domino sulla salute, sul lavorosull’economia e sull’educazione». Il lavoro che per noi resta la chiave essenziale della questione sociale.

Come uomini e donne impegnati in un Movimento che ha nel suo Dna quali caratteri essenziali il professarsi ‘Cristiani’ e l’impegno per i ‘Lavoratori’ non possiamo non sentirci tutti chiamati in causa e fare ancora di più per ascoltare, prestare aiuto concreto e attenzione a quanti (e sono tantissimi) stanno pagando in prima persona gli effetti tragici di questa crisi.

La forbice delle diversità tra ricchi e poveri, giovani e anziani, donne e uomini, si allarga sempre più rischiando di alimentare la rabbia sociale e il conflitto. Mentre l’educazione e la cultura, di fronte a necessità stringenti, sembrano destinate ad essere il fanalino di coda, anziché il nutrimento del futuro.

Da parte nostra siamo pronti a rimboccarci le maniche, a continuare con ancora maggior vigore a seminare azioni di solidarietà e di amicizia, di dialogo e di sostegno, ma anche a far sentire la nostra voce invocando – come da sempre facciamo – politiche adeguate e coraggiose che rilancino l’occupazione e mettano al centro le famiglie e i cittadini, i giovani e i poveri. Siamo impegnati, e continueremo ad essere impegnati, per far sentire la nostra voce affinché le scelte future abbiano una visione e siano orientate alla salvaguardia delle giovani generazioni. Il futuro che vogliamo ci chiama tutti a raccolta e, nell’immediato, siamo impegnati a condividere il percorso sinodale della Chiesa e a portare il nostro contributo alla Settimana Sociale di Taranto del prossimo ottobre.

Foto Ansa