«Salviamo la cattedrale di Santa Caterina. Non trasformatela in un museo»

I fedeli dell’arcidiocesi di Utrecht lanciano una petizione online e si oppongono alla decisione del cardinale Eijk, che vuole sconsacrarla e venderla per mancanza di fondi

«Salviamo la cattedrale di santa Caterina». È la petizione lanciata dai cattolici olandesi di Utrecht, che non accettano l’annunciata sconsacrazione e vendita della chiesa per mancanza di fondi e fedeli.

La decisione drammatica è stata presa dall’arcidiocesi di Utrecht, che considera la cattedrale troppo costosa da mantenere e vorrebbe venderla al vicino Museum Catharijne Convent, ex convento trasformato in una galleria d’arte. Santa Caterina non è però una chiesa qualunque, ma la cattedra del cardinale arcivescovo Wim Eijk e simbolo del cattolicesimo in città.

«SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA»

Come sottolineato dallo storico della Chiesa Peter Nissen «sarebbe la prima volta che un vescovo perde la sua cattedra a causa della mancanza di fondi». Nella storia della Chiesa olandese l’evento si sarebbe verificato solo due volte: nel XVII secolo, quando il vescovo di Roermond fu costretto a spostarsi perché la sua congregazione era cresciuta troppo di numero e nel 1968, quando il vescovo di Breda fu obbligato a cambiare per via dello stato pericolante della sua cattedrale.

Lo stato dell’arcidiocesi di Utrecht, la più grande di tutta l’Olanda, è critico: come dichiarato a settembre dal cardinale Eijk, entro il 2028 rimarranno aperte al culto solo 15 chiese su 280. La diminuzione progressiva dei fedeli praticanti e la mancanza di fondi costringerà infatti l’arcidiocesi ad accorpare le parrocchie, lasciandone al massimo 20. Il declino è evidente: nel 1950 le parrocchie erano 377, nel 2014 solo 232. Molte chiese, inoltre, saranno chiuse perché la manutenzione è troppo costosa. Se nel 1980 i cattolici di Utrecht erano 942 mila, sono scesi a 750 mila nel 2014 per risalire lievemente a 754 mila nel 2017.

«È COLPA DELL’IPERINDIVIDUALISMO»

In un’intervista rilasciata a tempi.it a ottobre, l’arcivescovo di Utrecht affermava:

«La causa principale della situazione che si è determinata è l’iperindividualismo del nostro tempo, un fatto che non è colpa dei pastori. Anche prima che venisse alla luce il problema degli abusi sessuali la Chiesa aveva perso molti membri attivi. Questo fenomeno si è manifestato già a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta ed ha proceduto molto rapidamente nella seconda metà degli anni Sessanta, e questo coincide con lo sviluppo della cultura dell’iperindividualismo. L’iperindividualista pensa di avere non solo il diritto ma addirittura il dovere di crearsi una propria fede, una propria filosofia di vita, un proprio senso dei valori etici. L’iperindividualismo è una cultura dell’autenticità, nella quale l’imperativo è essere se stessi. A volte il pastore si sente impotente di fronte a questa profonda trasformazione culturale».

«NON SIAMO CATTOLICI DA MUSEO»

Il cardinale sostiene di non avere altra scelta e di essere costretto a vendere la cattedrale di santa Caterina. Dovrebbe di conseguenza spostare la sua cattedra o nella parrocchia di Sant’Agostino, sempre in città, oppure ad Apeldoorn, più di 60 chilometri a est di Utrecht.

I fedeli dell’arcidiocesi hanno però protestato pubblicamente lanciando una petizione su internet, sostenendo che «chiudere la cattedrale e così rimuovere la visibilità del Cattolicesimo dal centro città non farà che prevenire la crescita della comunità in futuro». La costruzione di Santa Caterina è iniziata tra il XV e il XVI secolo ed è diventata cattedrale nel 1853. «Il cattolicesimo di Utrecht non è così vetusto da meritarsi di finire in un museo. Abbiamo ancora molte cose meravigliose da offrire». Ora la decisione spetta al cardinale, che dovrà anche ottenere l’autorizzazione del Vaticano.