Ogni anno dovremo fare manovre da 45 miliardi. Qualche giornale ve l’ha detto?

È la notizia del giorno ma nessun quotidiano (tranne Libero) ha pensato di darle un titolo in prima pagina. E invece avrebbero dovuto perché l’Italia ha firmato il Fiscal compact e ora ci aspettano vent’anni di sacrifici

Paolo Borsellino e la trattativa Stato-Mafia, le tasse italiane, l’asse Pdl-Lega che minaccia Monti, il dittatore bambino con le chiavi della bomba atomica, l’autostoppista che si imbuca e perfino Lincoln, il killer dei vampiri. Tutti argomenti che si sono guadagnati almeno un titoletto sulle prime pagine dei maggiori quotidiani di oggi e che hanno tolto spazio a una notizia, grande come una casa, probabilmente la più importante della giornata, a cui nessun giornale (tranne Libero) ha voluto dare spazio. Anche se deciderà del futuro del paese per i prossimi vent’anni.

Stiamo parlando del Fiscal Compact, il nuovo Trattato europeo che la Camera dei deputati ha approvato ieri con 368 voti a favore. E quindi? Quindi l’Italia, come fa notare Franco Bechis, dovrà fare manovre da 45 miliardi di euro all’anno per i prossimi 20 anni per arrivare nel 2034, dopo aver recuperato 900 miliardi, ad avere  il debito pubblico al 60 per cento del Prodotto interno lordo. E se non ci riusciamo? Giù sanzioni.

Se Repubblica non fosse troppo impegnata a parlare dei “conti segreti di Dell’Utri”, potrebbe far notare che se il Pil italiano crescesse più del debito pubblico quei 45 miliardi di tagli all’anno diminuirebbero. Ma se il Corriere della Sera fosse uscito dal tunnel dei “tagli ai costi della politica”, probabilmente risponderebbe che questo era lo scopo del governo tecnico di Monti, che però è riuscito solo a far lievitare il debito pubblico e diminuire il Pil.

E forse se il Fatto quotidiano smettesse di agitare le manette lanciandosi contro Formigoni, consiglierebbe di cambiare subito il Trattato europeo accordandosi con Spagna o Francia e magari se l’Unità fosse in grado di distogliere un attimo lo sguardo dalla Rai, “i poteri a Tarantola” e la “polemica sui compensi di Gubitosi” potrebbe chiedersi perché mai il Pd di Pierluigi Bersani abbia votato il Trattato, continuando a invocare una politica diversa da quella dei tagli.

Ma purtroppo né La Repubblica, né il Corriere, né La Stampa, né l’Unità, né Il Giornale, né Il Fatto quotidiano hanno ritenuto importante evidenziare la firma del Fiscal compact. Che invece, come scrive Libero, ci condanna a «vent’anni di Monti, cioè di rigore e sobrietà cimiteriali». Si dica per inciso che «abbiamo firmato e votato quel trattato con la pistola alla tempia (spread impazzito per farci fretta, Germania che senza trattato non accetta che scatti lo scudo dei Bot)», ma allora forse è meglio parlare di come sbarcare il lunario che delle «Short Stories oggi in edicola con Repubblica e l’Espresso».