Ogm. Lo vietiamo ma poi lo importiamo dagli Usa, pagandolo a peso d’oro, per darlo ai maiali

La grottesca vicenda italiana ci sta attirando gli sberleffi degli americani che non riescono a capacitarsi del nostro atteggiamento tafazzesco

Per il Genetic Literacy Project, ente no-profit statunitense che promuove il dibattito scientifico, la vicenda del granoturco italiano si è fatta paradossale: la scorsa settimana un lungo articolo sul loro sito ironizzava sul “the Italian job”, vera e propria storia farsesca che vede l’Italia importare mais dagli Usa con prezzi lievitati di tre volte, a fronte di una domanda cresciuta del 300 per cento. Tutto ciò appare assurdo in un Paese «dove il mais è diventato importante per l’agricoltura tanto quanto le patate per l’Irlanda», e ancor più perplessi lascia il fatto che tutti questi chicchi vengano poi destinati all’allevamento di maiali.
Ma la misura in questione – racconta l’articolo nel dettaglio – è soltanto l’ultima contromossa adottata per far fronte al problema del mais contaminato nel nord-Italia, una storia bizzarra e curiosa che evidenzia quanto controproducente sia il niet che l’Europa si è imposta sugli ogm.

IL MAIS CONTAMINATO. Un problema assai diffuso tra gli agricoltori italiani è la diffusione della piralide del mais, una farfalla che mette a serio rischio l’utilizzo del grano raccolto: tra le feci di questo lepidottero si trova infatti la fumonisina, una micotossina pericolosa per uomo e animali. Negli ultimi tre anni le tarme sono cresciute grazie ai lunghi periodi di siccità attraversati dalla campagna italiana, e di conseguenza le quantità di mais intaccato si sono fatte importanti. Il problema è poi esploso con vigore la scorsa primavera, quando tra i silos che contenevano il raccolto del 2012 si scoprì che almeno un terzo era da buttare.

IDEE AMERICANE. Che farne quindi? L’idea poteva essere quella di mescolarlo insieme ad altri raccolti sani, così da ridurne la tossicità e darne da mangiare ai maiali. Ma il mais “pulito” non era sufficiente, così ecco la proposta sostenuta da Tiberio Rabboni, assessore regionale emiliano all’Agricoltura: importare grano nuovo dagli Stati Uniti da mischiare a quello malato. Piccolo particolare: i raccolti in arrivo dagli Usa sarebbero stati ogm. Oltreoceano infatti le modifiche del dna del granoturco hanno reso il mais immune agli attacchi dei parassiti e, di recente, lo hanno pure arricchito dei geni di resistenza alla siccità che bloccano la formazione di micotossine. Inutile parlare quindi dello sbigottimento con cui la notizia fu accolta tra i coltivatori italiani, cui veniva vietato seminare quel che poi potevano invece importare.

BIOMASSE DA ARDERE? In seguito la proposta è stata fermata, optando per una nuova idea: destinare il mais contaminato alla produzione energetica, trasformandolo così in biomasse da ardere. Ma l’idea non poteva lasciare impassibili tanti ambientalisti, grillini in primis, da cui è partita l’ostruzione: a dettare il loro timore, la possibile diffusione nell’aria e nei campi delle aflatossine contenute nel granoturco contaminato. Nel frattempo però, si è posta l’ultima domanda per gli agricoltori: cosa dare da mangiare ai maiali? La risposta sa di beffa: il mais ogm importato dagli Usa non verrà più sfruttato per “tagliare” quello malato italiano, ma sarà utilizzato in toto come cibo per i suini. Con un prezzo altissimo, visto che la siccità ha colpito anche i raccolti americani.