Obama accontenta tutte le anime democratiche. Così le scontenta tutte

Intervista a Christian Rocca, inviato del Sole 24 Ore, alla Convention democratica. «L’immagine dell’Obama sognatore e rivoluzionario non risponde pienamente al suo operato»

Si dice che l’ex presidente statunitense Bill Clinton abbia messo in ombra le parti più a sinistra del partito democratico durante questi giorni di convention a Charlotte. «Se è vero che l’ex presidente è servito a parlare alla middle class bianca, che sente Obama distante, a giudicare dai fatti è vero il contrario: Clinton è molto più a sinistra di Obama», spiega a tempi.it Christian Rocca, inviato del Sole 24 Ore e direttore di IL. «L’immagine dell’Obama sognatore e rivoluzionario, che piace ai giovani e agli intellettuali, in realtà non risponde pienamente al suo operato. Ad esempio, quella che propose Clinton era una riforma sanitaria realmente statalista, che non riuscì mai a passare perché in netto contrasto con tutta la struttura sanitaria tradizionale. L’“Obamacare” è una riforma molto più soft: dà copertura gratuita a pochi e costringe tutti gli americani a stipulare una polizza, accontentando così le compagnie assicurative».

LE SCARPE DI OBAMA. Obama tiene i piedi in troppe scarpe. «La Convention democratica è stata l’espressione delle mille anime del partito che Obama ha cercato di accontentare in questi quattro anni. Ha fatto parlare lo sceriffo di Wall Street, Elizabeth Warren, che piace al movimento Occupy Wall Street, per poi accogliere i moderati nelle braccia di Clinton». Il presidente in calo nei sondaggi ha provato ad accusare i repubblicani di non collaborare. «Il problema è che di queste anime nessuna è pienamente soddisfatta. La lobby Lgbt non lo è fino in fondo, anche se il presidente l’ha riavvicinata a sé con il sostegno al matrimonio omosessuale. Se poi la sinistra più statalista ha spinto per la riforma sanitaria, comunque giudica il risultato un compromesso non sufficiente».

C’è poi insoddisfazione per la mancata chiusura di Guantanamo e per una politica estera in parte simile a quella di Bush. «Per questo Joe Biden – ciosa Rocca – ha cercato di rimediare parlando della chiusura della guerra in Iraq e della morte di Osama Bin Laden». Nello stesso tempo, per non offendere i democratici più interventisti, «John Kerry è comparso per ricucire con gli ebrei e ribadire l’alleanza con Israele, ma non ha presentato nessun significativo piano di politica estera».

IMBARAZZATI DA DIO. A mostrare le diversità che imbarazzano il partito è stato anche il braccio di ferro tra chi voleva reinserire un riferimento a Dio e a Gerusalemme nella piattaforma del partito e chi lo aveva tolto. E tra chi ha chiesto la benedizione del capo dei vescovi cattolici, Timothy Dolan, e i democratici ultrasecolarizzati. Si potrà pur dire che Obama ha fatto quello che Clinton non è riuscito a fare, ma realizzandolo solo a metà, accontentando tutti e nessuno fino in fondo. «È questa la debolezza della sua leadership».