«O ventimila sammarini, o la barbarie!». Don Milani, don Giussani e la sovranità dei popoli (cioè dell'”io”)

E questo è anche il senso del manifesto “Ragione Verità Amicizia” che riprende il filo dell’avventura di Tempi, iniziata vent’anni orsono

mazzerelli-ventimila-sammarini-milani-giussaniPubblichiamo l’editoriale del numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

La Serenissima Repubblica di San Marino non è soltanto quella brutta cartolina coniata dalle inchieste della Repubblica giudiziaria italiana. Dalle sue mura di cittadella appollaiata sulla cima del Monte Titano essa indica una possibilità di società umana e di comunità politica che, sia pur per metafora, continua a durare nella storia. Infatti, se all’indomani della caduta del Muro di Berlino tale Fukuyama credette di ravvisare la “fine della storia” nel trionfo planetario del liberalismo, ora, con storielle tipo la “fine del segreto bancario”, si fa credere che l’epoca messianica è quella della “Trasparenza”.

Spacciano per epica democratica la vecchia soluzione della società totalitaria che rende ciascun cittadino consapevole e accorto del potere dello Stato che “ti raggiunge ovunque”. Così chiamano “progresso” il confluire di tutte le forze del risentimento sociale verso una giustizia da giustizieri. E chiamano rivoluzione la rete di relazioni virtuali che omogeinizza tutto (consumi, codici di comportamento, diritti) e rende conformi tutti alle parole d’ordine del complesso di posizioni dominanti (Potere).

Ebbene, ci ha scritto un cavaliere de’ tempi antiqui che mai abbiamo avuto occasione di conoscere, «ho il piacere e l’onore di inviarLe copia di “Ventimila Sammarini”». Che a detta di questo antico compagno d’armi del maestro della scuola di Barbiana, sarebbe poi «la profezia sulla inevitabile sovranità dei Popoli di tutto il mondo, vista da don Milani, da don Giussani e dalla Toscana». Perbacco! Quale sovranità? S’è visto mai che i popoli non siano schiavi?

ragione-verita-amicizia-manifesto-tempi-20-anniIn effetti, così come l’Alessandro Mazzerelli dell’onorabile lettera e volume ci ricorda l’ideale molto italiano delle mille patrie e dei mille campanili («Gli imperialismi? Ci vorrebbero ventimila sammarini per eliminarli, il mondo cambierebbe radicalmente in meglio, sarebbero protette le culture e le identità» diceva don Milani, e il 2 giugno 1976 ribadiva don Giussani in Pozzo di Chiana: «Don Lorenzo ha ragione… Ha ragione! O Ventimila Sammarini o la barbarie!»), anche un altro Alessandro, il Manzoni, ricordava che dentro la storia dei popoli «passano i cavalli di Wallentstein, passano i fanti di Merode, passano i cavalli di Anhalt, passano i fanti di Brandeburgo…». Passano coloro che sembrano i protagonisti della storia. Ma il vero protagonista della storia, l’“io” umano, il costruttore di popolo, non passa mai.

E questo è anche il senso di un manifesto (“Ragione Verità Amicizia”, nel numero di Tempi in edicola, qui l’anticipazione del testo e le prime adesioni, ndr) che riprende il filo di un’avventura iniziata vent’anni orsono. Era l’agosto 1995 e nel primo numero di Tempi era già in nuce la storia che avrebbe atterrito l’“io” e atterrato il popolo nel successivo ventennio. “Il Processo” (prima copertina firmata da Giuliano Ferrara) e «la chiacchiera – scrivevamo in editoriale – l’assenza di ragioni, la slealtà delle illazioni, la lingua burocratica e giudiziaria dominanti». Siamo così sensibili alle battaglie perse che giudichiamo vincenti non gli ultimi Lanzichenecchi, ma la possibilità che dura, degli uno, dieci, cento, Ventimila Sammarini.