Nuova City cercasi. Milano prova a battere Parigi e Francoforte

Sala sa che sarà misurato sulla capacità di attrarre le agenzie e le imprese costrette a lasciare Londra per restare “europee”. Primo obiettivo, l’Ema

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Cercasi sviluppatore per realizzare a Milano il quartier generale dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, possibilmente nelle aree Expo. È la nuova ipotesi che sta valutando l’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Sala per rafforzare la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare la sede di una delle più grosse istituzioni economiche e scientifiche – un mercato di oltre 500 milioni di persone servito e un ruolo di primaria importanza nella ricerca e l’innovazione – che stanno per lasciare Londra in seguito alla Brexit.

Per la verità, l’ambizione di Milano non è solo quella di convincere il board dell’Ema a preferire l’Italia alla Francia o alla Germania per stabilire la propria sede, con tutti i benefici in termini di indotto economico che questo rappresenta per il paese ospitante, ma di attirare anche altri grandi gruppi e intermediari finanziari diventando la nuova City d’Europa. La giunta Sala è ben consapevole che non si tratta di una cosa da poco e proprio per questo cerca di giocare con attenzione le proprie carte, attenta a coagulare intorno al progetto il consenso trasversale di forze politiche, economiche, sociali e accademiche di diversa estrazione.

La partita si gioca sull’asse Milano-Roma, che vede un tandem comune-governo già sperimentato nel recente passato. Il 17 gennaio il Parlamento ha fatto il primo passo con l’approvazione da parte della commissione finanze della Camera (voto contrario del solo Movimento 5 Stelle) di una risoluzione che impegna il governo Gentiloni ad adoperarsi, per quanto di competenza, per la costituzione di un distretto d’affari a Milano capace di svolgere la funzione di ecosistema per l’intera gamma dei servizi d’investimento ai sensi della direttiva denominata Mifid.

Le risorse che mancano
L’opportunità nasce dal fatto che l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa comporterà che i principali operatori bancari e intermediari finanziari internazionali perderanno il passaporto europeo e dovranno trasferire le proprie sedi operative dal centro di Londra in altre capitali dell’Unione. Inoltre, le attività di liquidazione e di regolamento delle transazioni denominate in euro (cosiddetto mercato dell’Euroclearing) dovranno lasciare Londra per essere ridomiciliate nell’Eurozona. Insomma, ce n’è abbastanza per far scattare un’accesa competizione tra le maggiori città d’Europa come Parigi, Francoforte e Bruxelles. Milano vuole partecipare, facendo leva sul fatto che la Borsa italiana fa già parte del circuito del London Stock Exchange.

In questo contesto, la giunta Sala ha come obiettivo primario quello di portare a casa il nuovo quartier generale dell’Ema. E il 26 gennaio il Consiglio comunale ha approvato una delibera di indirizzo per sostenere l’obiettivo evidenziando che «con il progetto di riutilizzo delle aree Expo e la collocazione in quei luoghi del nuovo polo tecnologico Human Technopole, che coinvolge anche il tema della farmaceutica, della ricerca, dell’innovazione, della biotecnologia, il trasferimento a Milano della sede dell’Agenzia europea del farmaco appare fortemente pertinente per i suddetti contesti».
Insomma, l’area potrebbe essere quella dove si è svolta l’esposizione universale del 2015, a nord-ovest della città, e per la quale oggi si pone un tema di riutilizzo. E poi? «Il vero problema è offrire una sede adeguata alle esigenze e al prestigio dell’Ema», spiega a Tempi Mario Vanni, capo del gabinetto del sindaco Sala. «Oltre a un immobile adeguato, stiamo valutando come soluzione alternativa la realizzazione in project financing di una struttura ex novo. Occorre trovare uno sviluppatore immobiliare idoneo e le risorse finanziarie necessarie».

Il trasloco dell’Ema è un’occasione che la giunta Sala non vuole lasciarsi sfuggire. Ed è comprensibile: la Lombardia è la prima regione farmaceutica e biotecnica con metà circa di addetti, produzione, ricerca, studi clinici rispetto al totale nazionale, con 28 mila occupati diretti e 18 mila dell’indotto. Nella sola città di Milano il settore rappresenta il 50 per cento dell’export, cresciuto del 3 per cento nel 2014. «Ospitare la sede dell’Ema vuol dire 65 mila persone all’anno che sostano negli alberghi e nelle strutture ricettive della città», dice il capo di gabinetto.

Il giovane bocconiano Vanni è l’uomo che il sindaco ha individuato per coordinare l’azione di Milano sul piano internazionale e seguire l’intero progetto del distretto finanziario. «Abbiamo messo in piedi un gioco di squadra perché l’obiettivo appartiene a tutta la città. Milano offre oggi condizioni molto vantaggiose in termini di qualità della vita e anche di mercato immobiliare, con prezzi competitivi se paragonati con il centro di Londra e Parigi», prosegue Vanni dimostrando come ormai sia entrato a tutti gli effetti nel ruolo anche di marketing manager. Ma questo è esattamente quel che si vuol fare, come dimostra il fatto che l’ufficio di gabinetto stia preparando un dossier su Milano in collaborazione con il ministero di Pier Carlo Padoan da presentare agli investitori e alla stampa internazionale la prossima primavera e il fatto che il Comune abbia pubblicato un annuncio per una figura manageriale che promuova nel mondo la città e il suo brand.

Un comitato strategico
Insomma, la macchina promozionale di Palazzo Marino è partita. Del resto, questo è il terreno su cui sarà pesata l’azione politica dell’amministrazione nei prossimi anni. L’intera classe dirigente, la comunità finanziaria, il mondo delle professioni e anche i cittadini attendono Sala al varco per verificare se riuscirà a cogliere l’opportunità Brexit senza stravolgere l’equilibrio di un territorio con varie anime.

Un ruolo strategico in questo percorso è svolto da Select Milano, il comitato promotore nato sotto la guida di Bepi Pezzulli che ha messo intorno a un tavolo avvocati d’affari, banchieri, esponenti del mondo della finanza e di istituzioni professionali e accademiche con l’obiettivo di sensibilizzare la politica e verificare, tra l’altro, che vengano messi in campo tutti i passaggi normativi e burocratici in modo coerente con quanto richiesto dalle direttive europee. Si tratta di un gruppo d’interesse di una certa importanza considerato il peso dei nomi che vi partecipano. La sfida per Milano distretto finanziario è partita.

Foto Ansa

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