Notre-Dame. Il prete (e pompiere) «eroe» che ha salvato la Corona di spine

Jean-Marc Fournier, cappellano dei Vigili del fuoco di Parigi, è entrato nella cattedrale in fiamme per salvare le reliquie: «È assolutamente un eroe»

Divampavano ancora le fiamme quando Jean-Marc Fournier, cappellano dei Vigili del fuoco di Parigi dal 2011, è entrato insieme ad altri pompieri nella cattedrale di Notre-Dame lunedì notte per trarre in salvo la Corona di spine e il Santissimo Sacramento.

Il ruolo del sacerdote nel salvataggio della Corona, che si dice sia quella posta sulla testa di Gesù sulla croce, portata in Francia da Gerusalemme da re san Luigi IX, è stato evidenziato già lunedì dal direttore del network televisivo cattolico francese KTO, Etienne Loraillere.

«È ASSOLUTAMENTE UN EROE»

Una fonte dei pompieri francesi ha poi confermato al Daily Mail: «Padre Fournier è assolutamente un eroe. Non ha avuto paura di farsi strada all’interno della cattedrale per salvare le reliquie. È abituato ad avere a che fare con la vita e la morte e non ha avuto timori di sorta».

L’ESTREMA UNZIONE AL BATACLAN

Padre Fournier era già conosciuto in Francia: il 13 novembre 2015, durante l’attentato al Bataclan, rischiando di essere ucciso, è entrato nel locale parigino per confortare i sopravvissuti e «dare a tutti l’estrema unzione, cosa che la Chiesa cattolica mi autorizza a fare».

Il sacerdote è entrato nella diocesi presso le Forze armate francesi nel 2004, viaggiando per sette anni in tutto il mondo al seguito dell’esercito come cappellano militare. In Afghanistan è sfuggito a un’imboscata a Uzbin nella quale sono morti dieci soldati francesi. «Durante il mio primo viaggio in Afghanistan ero terrorizzato: tutto ciò che vedevo rappresentava un pericolo potenziale», ha raccontato in un’intervista a Famille Chretienne. «Potevo vivere nel terrore durante le missioni, oppure affidarmi alla Provvidenza. Ho scelto la seconda: fa’ ciò che devi, avvenga quel che può».

A COSA SERVE UN CAPPELLANO MILITARE

Padre Fournier si è sempre definito prima di tutto un sacerdote: «Sto in mezzo alla gente: rido con coloro che ridono, piango con coloro che piangono. La parola chiave è “incarnazione”». A chi gli chiede a che cosa serva un cappellano militare, ha sempre risposto con le parole di un camerata ateo: «Non ho idea di quale sia l’utilità di un cappellano cattolico, so solo che quando non c’è le cose vanno peggio».