Nonni, custodi di memoria e scrigni d’affetto

Il loro ruolo educativo, la loro presenza sempre sorridente, il loro legame con un passato che si fa presente. Alcuni dei testi vincitori del primo concorso nazionale “Io e i miei nonni”

Il 4 giugno avrà luogo a Roma presso il Senato la premiazione del concorso nazionale di componimenti sul tema “Io e i miei nonni: esperienze e riflessioni”. Il concorso, è stato organizzato nell’anno scolastico che ora si conclude dall’associazione Nonni 2.0, un organismo fondato a Milano nel 2014 appunto a promozione del ruolo educativo e sociale dei nonni, in collaborazione con Tempi.

L’iniziativa ha avuto un sorprendente successo: vi hanno preso parte 2.414 allievi di circa duecento scuole – oltre 60 elementari, oltre 80 medie, circa 40 superiori – di ogni regione italiana.

Ci sono fatti inattesi che consentono di scoprire realtà rilevanti, eppure sin qui non percepite. Il sorprendente successo di tale concorso è certamente uno di questi. La giuria, formata dal poeta Davide Rondoni, presidente, Marina Corradi, giornalista e scrittrice, Luisa Ribolzi, professore ordinario di sociologia della comunicazione, Gianni Torriani, esperto di comunicazione e organizzazione, Mauro Grimoldi, docente, Innocenza Laguri, docente, Maurizio Redaelli, esperto di comunicazione, si è trovata di fronte a una quantità di testimonianze ben scritte e non di rado commoventi che confermano l’intuizione da cui nel 2014 nacque a Milano Nonni 2.0. Quella cioè che «nel mondo in cui viviamo i nonni, custodi della memoria, sono più che mai chiamati a essere attivi testimoni delle virtù e delle esperienze che, alla prova del tempo e della vita, si sono dimostrate utili e valide per affrontare le sfide personali e sociali del tempo presente»; e che «in un’epoca di fragilità psicologica diffusa, con la loro stessa presenza i nonni testimoniano la capacità dell’uomo di superare le difficoltà della vita».

In un incontro con l’associazione, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che la apprezza al punto di averla segnalata nel suo opuscolo Regola di vita per i nonni, ha ricordato e raccomandato che la testimonianza e la comunicazione dei nonni ai nipoti tanto più è efficace quanto più si rifà a ciò che egli definisce «il simbolico, il narrativo e il devoto». Quanto più cioè è gestuale, esperienziale e quanto meno quindi è predicatoria nel senso più ristretto della parola. Ebbene, è proprio questo che risulta dai temi del concorso, dei quali si sta valutando di pubblicare un’antologia. A titolo di esempio diamo qui di seguito alcuni stralci dei componimenti premiati.

Cara nonna Nice, mi hai conosciuto così poco e mi hai donato così tanto (…). Dicono che non ci sei più, ma io sento che non è così! Certo prima mi bastava scendere due piani di scale per venirti a trovare, invece ora la tua porta resta chiusa. Se mi avvicino posso quasi sentire il tuo profumo di acqua di rose. Lo sai, una volta ho pure bussato e con la mente sono entrato (…). «A matinata fa a iurnata», lo dicevi spesso. Allora io alla mattina quando mi sveglio me lo ripeto. Ricambio il tuo sorriso del buongiorno e mi alzo, promettendo di fare sempre del mio meglio come tu mi hai insegnato con il tuo esempio.
Dario La Russa, IV elementare, Trapani

Chi sono per me i nonni? Per rispondere a questa domanda potrei fare una similitudine con gli alberi. Se paragono me stessa ad un giovane albero che si affaccia alla vita, i miei nonni potrebbero rappresentare le radici (…). I miei nonni paterni erano dei coltivatori di agrumi in Sicilia: mio nonno paterno non l’ho mai conosciuto e questo ha sempre rappresentato per me un grande vuoto perché, non avendo mai potuto ascoltare i suoi racconti o confrontarmi con lui, sento che manca qualcosa alla mia stessa storia. Tuttavia, attraverso i racconti di mia nonna paterna, posso trovare in loro l’esempio di una vita spesa per il lavoro, senza spazio per agi, lussi o frivolezze. Da essi ho imparato che nella vita occorre concentrarsi su ciò che è veramente essenziale (…). Mia nonna materna rappresenta perfettamente l’immagine della nonna che ogni bambino, ma anche chi bambino non è più vorrebbe avere: una nonna dolce, premurosa, altruista, gentile, creativa.
Maristella Giunta, III media, San Mauro Torinese

Ho ricordi con i miei nonni sin da quando ero bambino poiché ho trascorso i miei primi tre anni di vita insieme a loro, i quanto i miei genitori decisero di non mandarmi al nido ed entrambi lavoravano. Il nonno da parte di mamma è un patito di sport, si allena sin da quando era piccolo e mi ha trasmesso questa passione (…) Era sempre lui a portarmi e a venirmi a prendere agli allenamenti (…) La nonna (…) è molto diversa dal nonno, va in chiesa, fa la catechista, anche se è in pensione lavora, va a letto ad orari normali, la mattina si sveglia presto e anche la domenica si sveglia alle 6 per sistemare la casa e iniziare a cucinare per la sera. La domenica infatti mangiamo sempre da loro: amo la domenica soprattutto per questo, è l’unico momento in cui tutta la famiglia è riunita. Ho moltissimi ricordi anche con i nonni da parte di papà, che non sono solo diversi dal nonno da parte di mamma: sono proprio l’opposto! Adoro quando papà dice. «Oggi andiamo a mangiare dalla nonna» perché è bravissima a cucinare.
Davide N., I liceo, Cantù (Como)

Quando ero piccola adoravo farmi raccontare dai miei nonni, e guardare le loro foto. La mia famiglia è un po’ sparsa per il mondo, mia mamma è polacca e mio papà indiano. E mi sono resa conto che hanno due famiglie con storie completamente diverse (…). A causa della guerra la bisnonna e la nonna Marysia, che all’epoca aveva solo tre anni, furono cacciate da Lwow (l’attuale Leopoli in Ucraina), che era stata occupata dalle truppe russe (…). Alla fine della guerra il bisnonno cominciò a cercare la moglie e la figlia. Scoprì che si erano fermate a Rzeszow (…) così si ritrovarono e poterono cominciare il nuovo inizio più uniti di prima.(…). Pensandoci bene i miei nonni polacchi e quelli indiani sembrano essere vissuti in due mondi separati! Marysia e Mieciu, Filomena e Jósef (i nonni e i bisnonni polacchi, ndr) si sposarono per amore, mentre Puran e Pritam ebbero un matrimonio combinato secondo le tradizioni di quell’epoca, ma tra loro nacque stima e rispetto e dopo tempo nacque l’amore (…) Il motto del nonno Puran era: «Per ogni problema c’è sempre una soluzione». La sua vita fu molto difficile. Suo padre tornando dal lavoro dei campi vide la bandiera pachistana svettare sul villaggio perché il Pakistan si era impadronito di una parte dell’India. Aveva due possibilità: diventare musulmano o altrimenti lasciare il villaggio portando con sé solo le cose necessarie. Gli diedero un’ora e permisero di portare due buoi, due bufale, un carro e una coperta per ogni persona. E il nonno Puran a soli ventidue anni dovette affrontare questo cambiamento lasciando tutto quello che aveva. Dopo circa tre mesi di cammino, arrivarono nel Punjab dove poterono ricostruirsi una vita. Questa esperienza fece emergere il carattere forte di tutta la famiglia e il nonno Puran cresciuto in quell’ambiente acquisì una visione della vita dove non bisogna mai abbattersi (…). In realtà una cosa che accomuna entrambe le famiglie c’è: l’amore che alimentava il coraggio nei momenti più difficili.
Sofia Nelem Sigh, III media, Lodi

È come si vede – osserviamo concludendo – un caleidoscopio di esperienze diversissime quello che emerge dai temi del concorso, ma con una grande costante: il cruciale ruolo affettivo ed educativo dei nonni.

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