Non versa l’Iva allo Stato per non far fallire l’azienda: imprenditore assolto

Un imprenditore edile non può versare i soldi dovuti al fisco perché un cliente non gli paga un lavoro compiuto. Lo stato gli commina una sanzione. Lui decide però di andare a processo. E viene assolto.

Stando al contratto, gli spetterebbero un milione e mezzo di euro, ma di questi ne arrivano la metà e in ritardo. Così, un imprenditore edile, originario di Arezzo, che vanta un credito di 800 mila euro con un’azienda committente, non può versare i 150 mila euro che deve al fisco a meno di decretare il fallimento della sua azienda. Lo Stato italiano, il peggiore ritardatario nei pagamenti (puntualissimo invece quando si tratta di riscuotere), gli commina una sanzione di 7.500 euro. Lui decide però di andare a processo, dove viene assolto con formula piena.

La storia, racconta su La Nazione, viene oggi ripresa da vari quotidiani. Prima di versare l’Iva, l’imprenditore toscano ha scelto di pagare i dipendenti, i fornitori ed estinguere un mutuo con la banca. Quando il fisco gli ha comminato la sanzione, si è affidato all’avvocato Vieri Beccocci, decidendo di andare a processo. L’imprenditore, su richiesta del Gip, ha avuto un mese di tempo per dimostrare che lui l’Iva l’aveva sempre pagata e che, nel 2007, gli era stato impossibile versare l’imposta. In seguito, le carte fornite al tribunale hanno convinto i giudici.

Persino il Pubblico ministero ne ha chiesto l’assoluzione. «Non c’erano la volontà e la coscienza di non pagare l’imposta», secondo il Gip del tribunale di Firenze. Quella dell’imprenditore, infatti, è stata una scelta obbligata: egli si è visto costretto all’omissione del versamento dell’Iva a causa delle difficoltà economiche in cui versava la sua azienda. Per il suo avvocato: «C’era una causa di forza maggiore, che esclude la punibilità».

La sentenza è sorprendente e, forse, potrà servire d’appiglio giuridico ai tanti che si trovano nella stessa situazione dell’imprenditore toscano.