Ahmed, il siriano che ha disarmato uno dei terroristi in Australia, e le storie di altri islamici pronti a rischiare la vita per difendere persone di altre religioni
Un frame dal video girato con uno smartphone da un passante in cui si vede Ahmed el-Ahmed aggredire uno dei due terroristi per disarmarlo
Mi ha lasciato sbalordito l’inaudito slancio del tabaccaio siriano-australiano che ha strappato dalle mani del fruttivendolo pakistano-australiano il fucile a canna lunga con cui quest’ultimo stava falciando le vite degli ebrei che in un parco a ridosso di una spiaggia di Sydney celebravano la festa delle luci. Ma non mi ha sorpreso il fatto che si trattasse di un musulmano.
Immaginare che un uomo affronti a mani nude un altro uomo che maneggia un arma da fuoco con la quale sta sparando su degli esseri umani tutti i proiettili che ha portato con sé è una fantasia da film di serie B, ma una volta che la sconclusionata fantasia si sia trasformata in solida realtà, non c’è niente che debba impedire che l’uomo in questione possa essere un musulmano. Addirittura uno che, stando a quello che riferisce un cugino, dal letto dell’ospedale dove gli stanno curando le plurime ferite da arma da fuoco che gli ha inferto il figlio del fruttivendolo cecchino precisa: «È Dio (Allah, God, Javhé - ndr) ...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo