Non sono solo canzonette

Il cantautore di Comunione e Liberazione racconta il suo incontro con David Horowitz, musicista ebreo e celebre compositore di jingles pubblicitari. E nasce un Cd tra bicchieri di vino, tagliatelle e qualche parola in inglese
di Claudio Chieffo

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima avevo di fronte un’anima bellissima e desiderosa di conoscere e questo mi piaceva già molto di questo strano incontro desiderato, temuto e nello stesso momento imprevisto e improvviso. «E adesso cosa gli dico?» pensavo velocemente cercando di rimediare con le mani e con gli occhi al mio inglese da 100 parole, mentre Veronica, la hostess del Meeting, si adoperava per mettere a proprio agio tutti e due, lei che questo incontro l’aveva voluto. Avevo chiesto io di parlare con lui spinto dalle sue mani sul pianoforte e dalle insistenze di Renato e Fabrizio «è l’uomo giusto, devi chiedergli di arrangiarti le canzoni!». Io avevo solo chiesto di parlargli e gli avevo dato un mio libro di 10 anni prima e, inaspettatamente, il giorno dopo eravamo uno davanti all’altro a parlare di musica e di vita, di bellezza e di dolore, di meraviglia e di infinito con un effluvio di parole che le consumava tutte in un istante per poi ricrearle nella frase di un attimo dopo o nelle domande che scoppiavano improvvise come se ci vedessimo dopo tanto tempo. Questo è stato il mio primo incontro con David Horowitz, dietro i bidoni dell’immondizia della Fiera di Rimini, dove ci eravamo rifugiati per parlare con un po’ di tranquillità visto che allo stand di Itaca dove ero ospite non riuscivo a cantare la canzone che desideravo ascoltasse per il continuo via vai di amici che, con la scusa di salutare me, venivano per veder lui.

Dalla ex stalla alle stelle

Più volte parlando del nostro incontro a chi ci chiedeva della nostra amicizia abbiamo usato ambedue la parola “gift”, dono, che sembra quella più adatta a descrivere cosa è accaduto, anche se questa stessa parola rischia di apparire insufficiente a descrivere questa strana e gioiosa avventura che è, secondo noi, appena cominciata. È accaduto che al quarantesimo anno della mia “scarriera” ho incontrato un musicista vero che ha saputo innamorarsi delle mie canzoni ed ha voluto impegnare tutto se stesso per fare risplendere questo miei doni come fuochi nella notte, uno che ha capito bene Chi vogliono illuminare e di Chi sono segno questi fuochi. Dopo alcuni giorni mi sono fatto coraggio e dicevo a Dio: «Adesso che l’hai fatta cominciare voglio proprio vedere come riuscirai a portarla avanti questa storia!». Mondi lontani: lui negli Usa al lavoro con i migliori musicisti del mondo a fare jingles per le più grandi compagnie commerciali e io qua in provincia a cercare concerti per aprire ovunque (ovunque!) finestre sul Mistero di Dio quando la gente preferisce accendere la televisione che è uno specchio, ma non una finestra. Benedetta Internet! Attraverso le e-mail abbiamo parlato e ci siamo scambiati pensieri e desideri, sogni, progetti e sensazioni fino a quando David è venuto in Italia per conoscere mia moglie, i miei figli e miei amici e per vedere i luoghi dove le mie canzoni nascono… temevo che ripartisse subito invece non voleva andare più via! Quanto a me ho cercato di fargli vedere le cose più belle che avevo, di portarlo dagli amici più veri e più cari (non tutti purtroppo!) e tutto il giorno parlavamo dei Grandi: don Giussani, Leopardi, Bill Congdon, Dante, Manzoni, Giotto e l’Infinito e il Mistero si rincorrevano tra le note di una mia canzone o di un suo brano e un paesaggio o la corteccia di un albero. Un pianoforte a coda nella casa di campagna di un amico paziente e ospitale faceva partire nel silenzio della sala–ex stalla due o tre note assassine che rinvigorivano il dialogo molto più di un buon bicchere di vino che, del resto, non mancava mai, per non parlare delle tagliatelle di mia moglie. La faccia di Renato, Fabrizio e Saul mentre ascoltavano il suo primo arrangiamento di “Come la rosa” mi ha fatto capire che era la strada giusta: anche se non avessi ascoltato quello che ascoltavo dai loro volti potevo capire. Era come se tutti i tentativi fino ad ora, tutta la ricerca e il lavoro fatto fino ad ora, comprese le grandi cose fatte da Mark Harris, trovassero una forma completa, uno splendore. Certo che capirsi anche senza interpreti solo con poche parole ibride e la Musica è una bella Grazia! E così ci siamo fidati di questa Grazia, l’abbiamo seguita e, a volte, sfidata, ma sopra ogni altra cosa ci siamo, alla Grazia di un incontro, abbandonati. Ho visto le mie canzoni, ad una ad una, ascoltate, amate e comprese come forse mai musicalmente erano state; e vestite ad una ad una con il loro vestito più bello, quello da sposa, da un sarto (ma la parola è riduttiva) che ha saputo amarle come un padre. David non si è risparmiato nel lavoro e non si è mai fermato finchè non ha visto la gioia e lo stupore nei miei occhi per ogni canzone. Ed è stato così possibile che il sassofonista suonasse proprio quello che io volevo in quella canzone… io che non distinguo un sassofono soprano da uno normale e che non so riconoscere due note delle canzoni che “invento” sul rigo musicale. Se mi avessero detto quaranta anni fa (ma anche solo l’anno scorso di questi tempi) che sarei andato a New York a registrare un mio Cd avrei riso amaramente… e invece…

Bambini di fronte al fuoco

Sono stati quindici giorni intensi e bellissimi, pieni di incontri e nessuno per caso! Jan la moglie di David, i suoi figli, i suoi amici, i suoi musicisti, i suoi Studios a Manhattan, la casa dei Memores di New York, il Cl Choir che ha cantato nel Cd… «David, ma come fai a capire che io volevo dire così in questa canzone?». «Io non ho inventato niente: è già tutto dentro la canzone, in ogni canzone» si schermisce lui; «Va bene David, sarà anche dentro, ma io non riesco a vederlo e tu sì». Lui ride e mi prende in giro ed io e i miei amici siamo pieni di gratitudine per quest’uomo che sa essere semplice e profondo come un bambino di fronte al fuoco. Il Cd che abbiamo fatto e che presenteremo al Meeting di quest’anno è così bello che non riesco a parlarne, ma chi lo ascolterà capirà perché sono così contento. Ho trovato un amico che con il suo desiderio di Bellezza mi ha fatto capire di più le cose che ho fatto e si è messo al servizio dello stesso Signore per rendere la mia piccola opera più grande, perché ogni canzone volasse più in alto… e il bello è che questo non è che l’inizio.