Non c’è fede senza ragione

Rodney Stark difende il Medioevo e spiega l’Inquisizione. Perché sono i cattolici i più galileiani di tutti, «come dimostra oggi Benedetto XVI»

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Nel suo ufficio alla Baylor University nel Texas le notizie da Roma non sono arrivate. Ma quando gli raccontiamo quel che è successo settimana scorsa alla Sapienza parte in quarta: «La gente pensa che scienza e fede siano antagoniste, ma in realtà non sa di che cosa sta parlando. L’intera questione del legame religione-scienza è un errore e questo perché sempre più gente che non capisce nulla di scienza, non sa che cos’è la scienza. Prendiamo per esempio la questione dell’evoluzionismo, giusto per prendere uno dei dati di fatto più controversi. Supponiamo che qualcuno creasse un’ottima teoria dell’evoluzione, che spiegasse completamente l’origine delle specie: è una prova che non esiste Dio? Assolutamente no. Il problema da dove è venuto il mondo, da cosa ha avuto inizio, rimarrebbe tale e quale. Questo è qualcosa di cui possono parlare gli uomini di Chiesa, e di cui non possono parlare gli uomini di scienza. I grandi scienziati del sedicesimo e diciassettesimo secolo, gente come Newton, facevano il loro lavoro partendo dal presupposto dell’esistenza di un Dio razionale che ha creato l’universo. Gli scienziati cercano le leggi che funzionano all’interno del mondo, non affrontano la domanda riguardo le origini del mondo».
E Rodney Stark sa bene di cosa sta parlando. Ha dedicato infatti gli ultimi anni di lavoro e gli ultimi libri – La vittoria della ragione, tradotto in Italia l’anno passato, e For the glory of God, che attende ancora un’edizione nel nostro paese – allo studio della cultura occidentale, scoprendo che tutte le grandi conquiste culturali e sociali di cui andiamo fieri – la scienza, la democrazia, il libero mercato – affondano in realtà le loro radici nel cattolicesimo e nella visione del mondo che la Chiesa ha diffuso in Europa prima e in America poi.
Eppure sono in pochi a condividere questa visione. Anche lei, del resto, ha scritto, nella prefazione a For the glory of God, che non si immaginava lontanamente quanti pregiudizi anticattolici si trovassero nelle opere degli storici.
Sì. È impressionante constatare come lo studio del passato sia completamente di-storto dall’odio verso la Chiesa cattolica. Nella scia di Voltaire, sembra che gli storici facciano a gara per mostrare la Chiesa cattolica nella luce peggiore possibile. Molti storici anglosassoni sono completamente suscettibili a questo atteggiamento. Prendiamo per esempio la cosiddetta “età oscura”, il medioevo: quando mi è stata insegnata a scuola l'”età oscura” mi è stato raccontato che non ci fu praticamente niente in Europa, per colpa del Papa, fino al quindicesimo secolo; oggi noi sappiamo che invece ci furono enormi progressi in quei mille anni. La Chiesa cattolica dovette combattere una durissima battaglia contro lo gnosticismo, che affermava che la materia è male, è irrazionale, è opera di un Dio cattivo; ci vollero secoli perché nelle coscienze si affermasse invece l’idea che il mondo è buono e razionale perché è creato da un Dio buono e razionale e non, come pensano gli gnostici, da un demone malvagio. Per questo forse si è dovuti arrivare fino al quindicesimo secolo prima che la razionalità del mondo insegnata dalla Chiesa si affermasse apertamente. È sostanzialmente una fiction, un’incredibile fiction quella che vede la Chiesa come un insieme di misteri sacri, è un totale non-sense, un’affermazione molto stupida.
Lei fa questo genere di affermazioni, ma se non sbaglio non è cattolico.
Sono cresciuto nel credo luterano.
Ed è abbastanza insolito che un luterano abbia una posizione così aperta nei confronti della Chiesa cattolica. Come è arrivato a maturarla?
Si cresce e se si è fortunati ci si forma e si conoscono dei buoni cattolici, capendo che sono persone serie e brillanti, oggi e nel passato. Prendiamo per esempio la questione dell’Inquisizione, di cui si continua a ripetere che ha ucciso centinaia di migliaia di persone. Sono tutte bugie: se c’è una forza che si è opposta alla caccia alle streghe in Europa, e che è riuscita in Italia e in Spagna a fermarla quasi del tutto, è stata la Chiesa cattolica. È del tutto falso che la Chiesa prendesse e bruciasse chiunque fosse in odore di stregoneria.
Siamo tornati a parlare di storia. Ma lei è nato come sociologo: vuol raccontare ai nostri lettori come è passato dalla sociologia alla storia?
Ho cominciato studiando la società americana contemporanea, e mi sono accorto che molti dei suoi tratti fondamentali dipendono dalla forte connotazione religiosa degli americani, e allora ho cominciato a studiare le origini di questa tradizione. È stato così che ho scoperto, come abbiamo già detto, con stupore, l’importanza della tradizione cattolica e i pregiudizi che la accompagnano. Ed è stato curioso scoprire anche come la religione si comporti nello stesso modo nelle diverse epoche: ho scoperto che si possono applicare le teorie della sociologia della religione alle epoche più disparate. Forse perché la dimensione religiosa svolge un ruolo determinante nella vita degli uomini, oggi come nell’Egitto del 2000 avanti Cristo. Così ho potuto applicare i metodi della sociologia anche allo studio della storia, che amo molto.
Lei ama la storia; molti intellettuali europei pensano invece che dovremmo fare piazza pulita del nostro passato. Che prospettive ha la nostra cultura in questa direzione?
Penso che ci sia gente che continua a ripetere idiozie perché non è in grado di dire cose più intelligenti. Essere ignoranti della propria storia non vuole dire essersene liberati, vuol dire semplicemente non conoscerla. Solo perché il Ventesimo secolo è stato insanguinato da tante guerre non bisogna pensare che la civilizzazione occidentale non sia un bene superiore e assoluto. Ovviamente nel Ventesimo secolo ci sono state un sacco di cose orrende ma la storia è storia, bisogna trarne insegnamento, capirla. I soggetti che hanno scatenato le tragedie del Ventesimo secolo sono state forze empie, anti-religiose; mentre sono state la Chiesa cattolica e gli ortodossi a sostenere la resistenza al totalitarismo e poi la rinascita dagli anni Settanta agli anni Novanta del Novecento. Ci sono sempre cose e persone degne di nota e merito anche in tempi difficili e sostanzialmente brutti.
Torniamo al punto di partenza: che influsso pensa possa avere il magistero di questo Papa nell’opera di recupero del rapporto fra fede e ragione?
È evidente che questo Papa è un uomo molto brillante e ottimamente preparato a livello culturale. Ha capito alcuni punti fondamentali come ad esempio il fatto che non ci sia conflitto tra religione e scienza. La ragione ha una straordinaria importanza per la fede. I primi padri della Chiesa celebravano la ragione e dicevano che se la loro fede non fosse stata ragionevole ci sarebbe stato da preoccuparsi, perché Dio era ragionevole, era forse la cosa più vicina alla ragione di cui poter parlare. «La ragione è cosa di Dio, poiché non c’è nulla che Dio, creatore di tutte le cose, non abbia disposto, previsto, ordinato secondo ragione, nulla che non voglia doversi trattare e capire secondo ragione», scrive Tertulliano. «Queste cose devono essere anche asserite dalla ragione – rincara Clemente Alessandrino -. Infatti non è sicuro affidare queste cose alla mera fede senza ragione, è certo che la verità non sussiste senza ragione». Così questo Papa non fa che recuperare una tradizione antica e solida nella Chiesa.
Viceversa il rapporto tra fede e ragione si pone in termini molto diversi nel mondo i-slamico.
È un vero peccato che l’aspetto che si impone del mondo islamico sia quello dei fanatici. Il problema è che la maggioranza dei musulmani restano in silenzio, si accodano al carro del fanatismo magari non credendoci. Ci sono buoni musulmani, sinceramente religiosi, che però non compaiono nell’immagine dell’islam che viene rimandata all’esterno, gente che non accetta gli errori e le scelte delle proprie leadership e che non accetta nemmeno i kamikaze, ma che non parla, non emerge. Il problema è che a far notizia sono gli estremisti.

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