«Noi dobbiamo bruciare i campi di marijuana, e gli Stati Uniti la legalizzano?»

La legalizzazione a fine ricreativo contrasta con le leggi federali che combattono aspramente il consumo, il commercio e la coltivazione della marijuana, dichiarata “sostanza illecita”

A seguito del referendum popolare del 6 novembre, gli stati americani di Colorado e Washington è stata legalizzata la marijuana a scopo “ricreativo”. A questi, se ne devono aggiungere altri sedici – Alaska, Arizona, Connecticut, Delaware, Hawaii, Maine, Massachusettes, Michigan, Montana, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island, Vermont, il Distretto di Columbia – dove la sostanza è impiegata soltanto in ambito medico. Una finalità, questa, non nuova. Ma sull’impiego “ricreativo” della cannabis c’è il rischio di creare una lunga serie di problemi.

POLITICHE ANTI-DROGA. La legalizzazione a fine ricreativo contrasta con le leggi federali che combattono aspramente il consumo, il commercio e la coltivazione della marijuana, dichiarata “sostanza illecita”. Un disaccordo, questo, che potrebbe invalidare i recenti risultati dei referendum di Colorado e Washington. Inoltre, la politica internazionale dell’anti-droga non ha apprezzato le recenti libertà impartite dal voto referendario: «Noi dobbiamo bruciare i campi di marijuana, arrestare i coltivatori. E loro, gli Usa, legalizzano la sostanza» lamenta l’attivista messicano Alejandro Martì, in prima linea per la lotta alla droga e presidente e fondatore dell’Osservatorio per la sicurezza dei cittadini.