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Noi che abbiamo vissuto il giorno e possiamo vedere la notte avanzare

ottobre 16, 2015 Alfredo Mantovano

Colpisce la capacità di cogliere la sostanza del male: che è qualcosa che ci inganna solo se scegliamo di farci ingannare, ma non affascina, anzi è in sé banale

Friedrich Reck-MalleczewenArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Voi che vivete ancora nel mondo confortevole e rumoroso di ieri, potete avere la minima idea della notte in cui viviamo?». È uno dei passaggi del diario degli ultimi anni di vita di un aristocratico protestante tedesco convertito alla fede cattolica da adulto. Si chiama Friedrich Reck-Malleczewen. Il 16 febbraio è caduto il 70esimo anniversario della sua morte, avvenuta nel lager di Dachau nel 1945, all’età di 60 anni. Laureato in medicina, è celebre per un’opera storica uscita nel 1937 e subito proibita dal nazionalsocialismo, Il re degli anabattisti: un testo fondamentale per comprendere come la Rivoluzione conosce tappe che si articolano in più secoli (la riforma luterana, la rivoluzione francese, il comunismo, il ’68), ma fin dall’inizio contiene in sé i germi che poi saranno sviluppati nel tempo.

Il diario di Reck, pubblicato una prima volta in Italia col titolo Il tempo dell’odio e della vergogna, è stato ristampato all’inizio del 2015 da Castelvecchi col titolo voluto dallo stesso autore, Diario di un disperato. È la lucida descrizione di ciò che questo nobile (di animo prima ancora che di titolo) coglie attorno a sé, dal maggio 1936 fino a poco prima della sua morte. Colpisce la capacità di cogliere la sostanza del male: che è qualcosa che ci inganna solo se scegliamo di farci ingannare, ma non affascina, anzi è in sé banale. Colpisce la terribile attualità: «Quando il declino del mondo avrà inizio (ci) si accontenterà di domandare al governo cosa farà perché possa aver luogo l’incontro internazionale Germania-Svezia fissato per la domenica seguente, malgrado le spiacevoli circostanze».

Sabato scorso sul primo quotidiano italiano la notizia sconvolgente che in Nigeria Boko Haram aveva fatto esplodere tra la folla cinque bambine era confinata in cronaca, mezza pagina scarsa in 15esima; ma la presentazione della giornata della serie A troneggiava in tre pagine piene, e il coming out del prete polacco copriva un’intera pagina con richiamo in prima.

Tenere alta la luce della fede
Siamo chiamati in causa soprattutto noi europei: rispetto ad altri continenti non abbiamo più materie prime o più eserciti, eppure continuiamo a essere la meta alla quale, a costo della vita, aspirano ad arrivare milioni di migranti. Perché? Perché, benché non ne abbiamo tanta contezza, custodiamo qualche residuo di grandezza: il concetto di persona, l’uomo come fonte e soggetto di diritti riconducibili alla sua dignità, è partito dall’Europa e poi si è diffuso nel mondo civile. Oggi questa storia e questa civiltà costituiscono la sola forza che ci resta, più delle materie prime o degli eserciti. Sapremo continuare a essere la terra dell’uomo? Se ne avessimo piena coscienza faremmo più figli, e invece ci avviamo verso il suicidio demografico; saremmo i difensori dell’uomo anzitutto nella sua integralità naturale, invece accogliamo come “progresso” la manipolazione genetica, l’utero in affitto, la disarticolazione della famiglia, la distruzione dell’essere umano prima che nasca o quando è in età avanzata; non scambieremmo il diritto col desiderio.

«Voi che vivete ancora nel mondo confortevole e rumoroso di ieri, potete avere la minima idea della notte in cui viviamo, potete sapere che il cammino verso l’assoluto passa per la profonda valle della sofferenza, e che soltanto le nostre angosce e la fede che professiamo lasciano cadere il seme del nuovo giorno?». Reck completa così il periodo dal quale siamo partiti. Certo, è una notte, e di notte gli occhi vanno tenuti ben desti: «Guai al popolo – prosegue Reck – che in questi anni non ha sentito gli zoccoli dei cavalli dell’Apocalisse; guai a chi non ha imparato a credere in Dio sotto il sole di Satana apparso all’orizzonte in modo spaventoso. Guai al popolo incapace di capire che le eresie razionalistiche hanno governato il mondo per quattro secoli, e che ora lo stesso mistero dell’irrazionale sta bussando alla porta». Se abbiamo la minima idea di vivere nella notte della storia, la sola cosa da fare è tenere alta la luce della fede e dell’umana ragionevolezza.


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2 Commenti

  1. GD says:

    Ottimo articolo; è sempre importante riandare ad uno degli snodi principali della storia mondiale recente, in cui credo che ci si sia resi conto che nonostante secoli di civiltà il fondo del nostro essere sociale può essere il male assoluto, quasi per indifferenza più che per scelta.
    Io leggo e rileggo da anni ‘Resistenza e Resa’ di Bonhoeffer, altro martire ‘nobile’ di questa enorme tragedia.
    Ed ho trovato nelle riflessioni di questo grande teologo la dignità e la grandezza di pensiero che indicano la strada per resistere alle forze che sembrano soverchiare. E questa forza si trova dentro ciascuno di noi.

    Però.
    Però in questo articolo si citano alla rinfusa cose che sono di segno e portata ben diversi fra di loro e se da un lato l’avanzare del cieco integralismo islamico allunga sul nostro presente e futuro ombre simili alle tragedie naziste e sovietiche (e qui c’è una nostra indifferenza di fondo che va combattuta da subito), non direi proprio che si stia andando verso il suicidio demografico, né che sia in atto chissà quale disarticolazione o minaccia alla integrità dell’ essere umano.
    La vita in pace ed in democrazia genera sempre discussioni e necessità di compromesso che sfumano il nostro manicheismo di fondo, ma attenzione che è proprio l’affrontare questo con la convinzione che sia una deriva foriera di scenari apocalittici che ha introdotto le brutali ‘semplificazioni’ figlie di visioni integraliste.
    Distinguiamo bene e ricordiamoci di questi martiri che seppero scegliere.

    • robert says:

      Curioso che GD abbia lo stesso riferimento culturale di paolab, che ha citato Bonhoeffer giusto ieri
      Quando si dice la coincidenza.

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