Vattimo senza freni. Dopo l’appoggio ai violenti della Valle di Susa, si porta in carcere i No Tav indagati

Mentre ancora si discute sul suo ok alle “forme non istituzionali di lotta” usate dai trenocrociati, il filosofo eurodeputato Idv entra alle Vallette con due discutibili “collaboratori”

Il filosofo del “pensiero debole” Gianni Vattimo, europarlamentare Idv, non si è limitato alle dichiarazioni in favore delle forme “non istituzionali di lotta” portate avanti dai No Tav. Ieri, in una vista al carcere delle Vallette, Torino, si è fatto accompagnare da due noti attivisti No Tav sotto inchiesta da parte della magistratura. Spacciandoli come propri collaboratori. Insieme con Vattimo hanno infatti varcato le porte della casa circondariale Luca Abbà e Nicoletta Dosio. Il primo, più volte denunciato per azioni contro il cantiere di Chiomonte, conquistò l’onore delle cronache quando rimase folgorato da una scarica elettrica sul pilone dell’alta tensione dove era salito per sfuggire gli agenti che lo inseguivano. La seconda è stata recentemente fermata e denunciata per i blocchi e le perquisizioni dei Tir sulla A32.

«UN PO’ DI PRESSIONE CI VUOLE». Il pensatore torinese ha sostenuto che «definire sovversivi i No Tav è sicuramente un eccesso». Al termine della visita di ieri ha spiegato che «la lotta dei No Tav è una forma di pressione che ci vuole, perché la questione è stata sempre trattata senza consultare il territorio. Non sono un paladino della violenza, ma delle dimostrazioni pacifiche. E i blocchi stradali sono solo modi di farsi sentire visto che nessuno dà loro retta».

MODI PACIFICI UN CORNO. Dichiarazioni che hanno fatto infuriare gli esponenti della sinistra riformista subalpina. L’ex deputato Pd Giorgio Merlo, cattolico-democratico vicino a Franco Marini, ha denunciato come «vera e propria apologia della violenza» le affermazioni di Vattimo. Il senatore Stefano Esposito affida invece a una lunga lettera, firmata con il responsabile del comparto sicurezza del Pd provinciale Raffaele Bianco, la condanna delle parole dell’accademico. Scrivono i due: «Vorremmo informare l’onorevole Vattimo che nei giorni scorsi alcuni mitomani No Tav non solo hanno bloccato il traffico (creando disagi agli automobilisti e maggiori costi per gli autotrasportatori) ma hanno anche pensato di sostituirsi allo Stato fermando e perquisendo i Tir in transito bucando le ruote a uno di essi oltre ad aver cosparso la strada di pericolosissimi chiodi a 4 punte. Questi non sono modi pacifici di manifestare il proprio dissenso». Esposito e Bianco ricordano inoltre all’eurodeputato dipietrista che «non è affatto vero che nessuno ascolta le ragioni del movimento. Il tracciato è stato modificato diverse volte seguendo la preziosa collaborazione del movimento originario, quello che non aveva nulla a che vedere con gli autonomi, gli anarco-insurrezionalisti e i teppisti, che oggi sono diventati i nuovi azionisti di maggioranza del movimento».

«ATTACCO AI MAGISTRATI». Già in passato molto critico con gli intellettuali “di sinistra” che simpatizzano meccanicamente con il movimento, il senatore del Pd denuncia che «la partita giocata da Vattimo, Erri De Luca e da altri intellettuali da ombrellone ha come obiettivo il tentativo di delegittimare l’azione della Procura della Repubblica di Torino e delle Forze dell’Ordine». Forse – come ha detto qualcuno commentando i debolissimi pensierini del filosofo raccolti dalla stampa locale – «per Vattimo sarebbe meglio tornare alle interviste a Vanity Fair in cui proclamava la sua passione per il cubista cubano ventenne».