«No alla dittatura». Giornali e tv scioperano in Egitto contro Morsi e i Fratelli Musulmani

Cinque canali televisivi e 12 giornali egiziani hanno annunciato lo sciopero di un giorno contro la nuova Costituzione e il colpo di Stato islamico.

Cinque canali televisivi e 12 giornali egiziani hanno annunciato lo sciopero di un giorno per la Dichiarazione costituzionale emanata il 22 novembre dal presidente Mohamed di Morsi e l’annuncio del referendum per approvare la nuova Costituzione. I quotidiani non saranno nelle edicole oggi mentre domani i canali televisivi saranno spenti. La nuova Costituzione, che dovrà essere votata dal popolo egiziano il 15 dicembre, ha fatto indire al Sindacato dei giornalisti uno sciopero: «Così ci vogliamo opporre alla repressione delle libertà, all’approvazione di confiscare giornale e imprigionare giornalisti, così come previsto dalla nuova Costituzione».

«NO ALLA DITTATURA». I giornali in sciopero martedì sono Al-Masry Al-Youm (e la versione inglese Egypt Independent come da immagine sotto), Al-Watan, Al-Tahrir, Al-Wafd, Al-Youm 7, Al-Dostour, Al-Shorouk, Al-Sabah, Al-Ahaly, Al-Ahrar, Al-Fagr e Osbooa. I canali televisivi che domani non saranno visibili sono: ONTV, CBC and Modern channels, Al-Hayat e Dream TV. Lunedì, invece, molti quotidiani hanno deciso di uscire in prima pagina con lo stesso titolo: «No alla dittatura», con l’immagine (qui a sinistra) di un prigioniero fatto di giornali chiuso in una cella.

COSTITUZIONE. Con la Dichiarazione costituzionale del 22 novembre, il presidente dei Fratelli Musulmani Morsi si è dichiarato dittatore dell’Egitto. La Costituzione è stata approvata in fretta e furia il 30 novembre a colpi di maggioranza dagli islamisti e alla Corte costituzionale suprema è stato impedito di sciogliere l’Assemblea costituente in quanto eletta da un Parlamento successivamente dichiarato illegale.