«I jihadisti vogliono terrorizzare noi cristiani francesi. Non ce la faranno»

Intervista a padre Pierre-Hervé Grosjean dopo l’attentato di Nizza: «Questi martiri ci invitano a non essere cristiani a metà. Il governo non risponda con fiori e candele, ma con una guerra culturale, politica e militare»

nizza francia attentato

«I terroristi islamici hanno ucciso quelle persone in quanto cristiane. Vogliono terrorizzarci, ma non ce la faranno. Questa volta però non possiamo rispondere solo con fiori e candele». Dichiara così a tempi.it a poche ore dall’attentato di Nizza Pierre-Hervé Grosjean, sacerdote della diocesi di Versailles molto presente nel dibattito pubblico francese. Ieri mattina un tunisino di 21 anni, Brahim Aouissaoui, sbarcato a Lampedusa a fine settembre e poi arrivato in Francia, è entrato nella basilica di Notre-Dame a Nizza, ha sgozzato e «quasi decapitato» un’anziana di 70 anni, in chiesa «di buon mattino» per pregare, il sagrestano e un’altra donna.

«Sconvolto come tutti i francesi», padre Grosjean denuncia il tentativo dei jihadisti di attaccare la Francia attraverso ciò che ne testimonia l’anima: la fede cristiana. Il sacerdote, che ha sempre sostenuto come «l’integralismo laico sia il miglior alleato degli integralisti islamici», invita i francesi a «non essere cristiani a metà» e il governo a «non “spiritualizzare” troppo: deve condurre una guerra culturale, politica e militare contro questa ideologia mortifera».

Come ha reagito all’attentato?
Come tutti i francesi, cristiani o non cristiani, sono rimasto sconvolto da questo attentato islamista. Quelle donne e quegli uomini sono stati attaccati in quanto cristiani. Mi suscita una immensa tristezza e una vera collera vedere questa barbarie islamista che ci colpisce in modo così abietto. Avremo davvero bisogno di una grande forza d’animo per rispondere a questo male con un bene più grande. Questa sarà la nostra battaglia nelle settimane che verranno.

Pochi giorni fa il ministero dell’Interno francese aveva lanciato l’allarme per «l’alto rischio» di attentati nelle chiese in vista della festa di Ognissanti. È quello che è successo.
Gli islamisti puntano al cuore della nostra identità: le nostre scuole, la nostra libertà, la nostra fede. Non si attacca mai una chiesa per caso, perché la chiesa è testimonianza della fede di un popolo. Loro vogliono terrorizzare i cristiani. E noi siamo cristiani e risponderemo diventando ancora più cristiani.

Dopo l’attentato ha scritto su Twitter: «I fiori e le candele non basteranno». Che cosa intendeva?
Non bisogna fuggire dalla realtà “spiritualizzando” troppo ciò che stiamo vivendo. Il male si combatte, bisogna guardarlo in faccia e affrontarlo. Ovviamente noi cristiani sappiamo che la battaglia è anche spirituale e dobbiamo combatterla con le armi della preghiera e della carità. Ma è compito dei nostri governanti condurre senza debolezza una guerra culturale, politica e militare contro questa ideologia mortifera.

Il terrorismo islamico ha dichiarato guerra alla Francia?
La Francia ha combattuto con coraggio in Africa, in Iraq e altrove per proteggere i francesi e il resto del mondo da questa barbarie. Loro vogliono colpirci perché sanno bene che la Francia ha un ruolo particolare nella storia e nel mondo. Non hanno mai nascosto – loro – che la Francia è anche la “figlia prediletta della Chiesa”.

Quattro anni fa padre Jacques Hamel è stato sgozzato sull’altare mentre diceva Messa. Ciò che stanno soffrendo i cristiani in Francia è senza precedenti nella storia recente. Anche l’Europa sta diventando «terra di persecuzione»?
Là dove cadono i cristiani assassinati in ragione della loro fede in Gesù Cristo, quella diventa terra santa. Questi “martiri” ci parlano! Che la loro morte ravvivi la nostra fede e ci incoraggi nei nostri propositi! Il male non avrà mai l’ultima parola.

Come la fede può aiutare i francesi a far fronte a questa minaccia? Che cosa insegna al popolo francese il martirio di padre Hamel?
La forza di un popolo non risiede soltanto nelle armi ma anche nella sua storia, cultura, radici, nella sua anima. La forza d’animo di cui padre Hamel ha offerto un fulgido esempio ci deve spingere a domandarla, coltivarla e ritrovarla.

L’attentato è avvenuto a pochi giorni dalla festa di Ognissanti. Che riflessioni le suscita?
Mi ricorda che se sono cristiano è grazie a coloro che hanno dato la loro vita perché la fede cristiana potesse essere trasmessa. Mi spinge a non essere un cristiano a metà.

Foto Ansa