Niko wako, «sono tuo», il [link url=https://www.tempi.it/niko-wako-sono-tuo-il-canto-per-le-tre-suore-uccise-in-burundi-volete-cambiare-il-mondo-mettete-in-conto-la-croce#.VA6_Q2R_tQY]canto[/link] per le tre suore uccise in Burundi. «Volete cambiare il mondo? Mettete in conto la Croce»

«Tu devi testimoniare l’amore e lo devi testimoniare alla gente che lo capisce ma anche a chi, a causa della povertà, della violenza o della guerra, spesso non riesce a farlo»

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«Niko wako» hanno cantato ieri sera i fedeli nella cappella della Casa madre di Parma. È un canto in swahili che significa «Sono tuo». Con queste parole i presenti hanno pregato e recitato il rosario in memoria delle tre suore missionarie uccise domenica a Kamenge in Burundi.

E le parole del canto esprimono perfettamente il senso della vocazione delle tre vittime: Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian. Lo racconta oggi ad Avvenire padre Claudio Marano, da trent’anni guida della missione a Bujumbura, la capitale del paese. Padre Claudio conosceva le tre donne, che erano «molto simpatiche. Nonostante la loro età, ancora si spendevano in giro per le case dei poveri, a portare conforto a malati e anziani».

FINO AL SACRIFICIO ESTREMO. Le tre suore prestavano il loro servizio nel Centre Jeunes Kamenge, un segno di convivenza in uno Stato dove nulla di tutto ciò è scontato. Eppure il centro ha 43 mila tesserati, di ogni etnia e religione. Si studia e si lavora, soprattutto si insegna a studiare e a lavorare, come appunto facevano le tre missionari, che, come dice padre Claudio, amavano il Burundi «con tutto il cuore» fino «al sacrifico estremo». «Quella del missionario è una vita molto difficile», dice. «Tu devi testimoniare l’amore e lo devi testimoniare alla gente che lo capisce ma anche a chi, a causa della povertà, della violenza o della guerra, spesso non riesce a farlo». Eppure queste donne, come tanti altri che le cronache non conoscono, hanno dedicato tutto – proprio tutto – a testimoniare che un altro mondo è possibile: non solo nell’Aldilà o grazie a qualche strategia sociale o politica. Ma già qui, ora.

STASERA TORNERO’ A CASA? «Come si fa a testimoniare l’amore, quando tre consorelle sono state uccise così brutalmente, forse per un orologio di nessun valore?», chiede il giornalista di Avvenire al sacerdote. La risposta è questa: «Noi, quando andiamo, andiamo avanti. Nel senso che nel nostro paniere mettiamo in conto tutto, fin dal primo giorno del cammino missionario. Durante la guerra del 1993, ogni mattina mi svegliavo e mi dicevo: stasera tornerò vivo a casa? Noi siamo legati ad una cosa sola: a quel pizzico di speranza da portare in giro per creare il mondo nuovo, e nasce anche da drammi come questo che ci tocca da vicino. Ai miei ragazzi lo dico sempre: vogliamo essere delle persone che cambiano il mondo? Se lo vogliamo veramente dobbiamo mettere in conto tutto. Anche la Croce».

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