Nigeria. Il difficile «processo di guarigione» tra cristiani e musulmani dopo la cacciata di Boko Haram

A Michika i jihadisti hanno seminato il seme dell’odio e del sospetto tra le due comunità, che si insultano e accusano a vicenda. Un’iniziativa prova a ricostruire la fiducia

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Quando la Nigeria avrà finalmente sconfitto militarmente Boko Haram, non potrà ancora cantare vittoria. Michika ne è la prova. La città dello Stato settentrionale di Adamawa, uno dei più colpiti dagli attentati dei jihadisti, è stata per sette mesi parte del Califfato nigeriano. Quando è stata liberata dall’esercito, le migliaia di abitanti sono tornate gradualmente alle loro case ed è allora che i problemi sono cominciati.

SEME DEL SOSPETTO. La Nigeria ha un’ottima storia di convivenza tra cristiani e musulmani e anche a Michika la popolazione è mista. Boko Haram però ha seminato il seme dell’odio e del sospetto tra le due comunità, un problema che non si può risolvere con le armi. «Visto che la nostra religione ci dice di trattare bene la gente, gli altri hanno deciso di approfittarsene», si lamenta un cristiano con una giornalista della Bbc. Gli “altri”, neanche a dirlo, sono i musulmani, accusati di essere conniventi con gli islamisti. «Ho sentito due donne bisbigliare sul mio hijab, poi una di loro mi ha chiesto che cosa nascondevo sotto», grida una donna musulmana, che si sente oltraggiata.

LA MEDIAZIONE. Il cristiano e la musulmana non se le sono mandate a dire durante le sessioni di dialogo organizzate dall’Adamawa Peace Initiative, un gruppo interreligioso che cerca di sanare le ferite lasciate da anni di aggressioni jihadiste. I leader della città, insieme a uomini, donne, bambini e rappresentanti di ogni categoria si riuniscono insieme nelle scuole e cercano di ricostruire la fiducia reciproca con la mediazione di sacerdoti, imam e insegnanti.

MERCATO DIVISO. A Michika si è arrivati al punto che l’evento più importante della settimana, il giorno del mercato, è stato diviso in due appuntamenti: il primo, al sabato, per i cristiani; il secondo, alla domenica, per i musulmani. Così non sono costretti ad incontrarsi, ma l’iniziativa ha danneggiato i venditori ambulanti.

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MAGGIORANZA E MINORANZA. Cristiani e musulmani si accusano a vicenda anche ogni volta che arrivano in città gli aiuti delle Ong, vitali in un luogo dove Boko Haram ha distrutto quasi tutte le attività: ciascun gruppo accusa l’altro di essere favorito nella distribuzione. I musulmani attaccano poi i cristiani perché li priverebbero dei loro diritti, sfruttando la loro posizione di maggioranza, mentre i cristiani ribattono affermando «di non avere posti di rilievo nel governo locale nonostante siano appunto la maggioranza».

SPARI TRA MILIZIE. Dagli insulti si passa anche alle mani, o meglio ai fucili. L’esercito nigeriano non riesce a difendere tutto il territorio dall’eventuale ritorno in armi dei jihadisti e così sono nate diverse milizie di auto-difesa (vigilanti) per proteggere la città. A Michika ce ne sono due: una guidata da un musulmano, l’altra da un cristiano. Nonostante siano entrambe a composizione mista, si accusano a vicenda di simpatizzare per Boko Haram e non è raro che negli scontri ci scappi il morto.

PROCESSO DI GUARIGIONE. Tutte queste esperienze e rancori sono stati esposti per la prima volta apertamente durante una sessione di dialogo che si è tenuta a febbraio. «Ci siamo portati dentro questo rancore» per mesi, spiega un uomo, «invece di parlarne. Abbiamo fatto finta che non ci fosse». Ora però «il processo di guarigione è cominciato».

Foto donne con velo Ansa


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