A New York è diventato di moda partorire in casa

74 per cento di donne in più, negli ultimi dieci anni, scelgono di partorire in casa. Un’ostetrica guida la rivolta contro “il naturale a tutti i costi”

Niente più fredde corsie di ospedale, ma il salotto di casa propria. A New York il parto sta diventando una faccenda domestica, sostiene il Wall Street Journal. Il quotidiano riporta gli incredibili dati del cambiamento di rotta, diffusi dal “Center for Disease Control”. Nella Grande Mela il parto in casa è aumentato del 74 per cento negli ultimi dieci anni, e del 50 per cento sul territorio nazionale tra il 2004 e il 2011. Marian MacDorman, statistica studiosa di tendenze sulle nascite, dice che molte famiglie vogliono evitare inutili procedure ospedaliere. Molte altre, invece, vogliono condividere l’esperienza con la famiglia e gli amici, e non con quattro o cinque medici.

CELEBRITY. Sulla superficie newyorkese la percentuale più alta di parti casalinghi si ha poi a Brooklyn, dove è anche contemporaneamente molto di moda stili di vita “salutari”. Il parto in casa, senza epidurale o taglio cesareo, rientrerebbe in questo vasto piano. E se poi le mamme famose cominciano a dare l’esempio in tal senso, la moda dilaga ulteriormente. La top model Gisele Bundchen è solo l’ultima che ha partorito in casa propria per ben due volte. Prima di lei Meryl Streep, Demi Moore, Cindy Crawford e perfino Pamela Anderson.

GROSSI RISCHI. Questa scelta di tendenza però non è ben accettata dagli esperti. L’American Journal of Obstetrician and Gynecology ha già messo in guardia le donne nel 2010, spiegando che il tasso di mortalità neonatale è fino a tre volte superiore per i bambini che nascono in casa, rispetto a quelli nati in ospedale. Le critiche più infervorate arrivano da un’ostetrica di Boston, Amy Tuteur, che sul suo sito internet raccoglie storie di parti effettuati in casa, che hanno avuto più complicazioni del previsto. Che non si sarebbero verificate in ambiente ospedaliero. Non per terrorizzare le donne, ma per raccontare la realtà, dice lei, aggiungendo è sbagliato “feticizzare a tutti i costi tutto ciò che è naturale”.