New York, indignados: gli arresti della polizia erano premeditati

Mattia Ferraresi, inviato del Foglio a New York e collaboratore di Tempi, spiega a Tempi.it chi sono gli indignados arrestati dalla polizia, perché in Italia li si sta giudicando in modo errato e perché i 700 arresti non sono per nulla casuali

L’inviato a New York del quotidiano Il Foglio e collaboratore di Tempi Mattia Ferraresi durante questi giorni è stato presente alle manifestazioni degli indignados a Wall Street. Commenta a Tempi.it lo scarso rilievo dato dai quotidiani americani alle manifestazioni e aggiunge che su questo tema è in corso una polemica sui giornali negli Stati Uniti.

In compenso, per Ferraresi, in Italia si sta parlando troppo e in modo inappropriato della vicenda, soprattutto su Repubblica: i manifestanti di New York non sono paragonabili a nessun movimento di liberazione e tantomeno ai moti della primavera araba. I partecipanti a questi cortei sono manifestanti provenienti da Brooklyn, galvanizzati dalla notorietà mediatica del momento, senza precisa organizzazione e scopi ben definiti. Il fatto che il movimento sia composto per la stragrande maggioranza da abitanti di Brooklyn definisce il gruppo come benestante e non proveniente dai bassifondi del ghetto.

Ferraresi parla anche della manifestazione di sabato, dove la polizia ha compiuto circa settecento arresti sul famoso ponte di Brooklyn. Secondo la legge dello Stato di New York, le manifestazioni non possono essere fatte in strada, ma solo sui marciapiedi perché ostacolare la viabilità è punibile con l’arresto. La polizia, però, ha costretto i manifestanti con cordoni e transenne a scendere in strada: gli arresti, dunque, non sono avvenuti casualmente ma erano premeditati.