Neoparlamentari Grillini al processo No Tav. Qui si gioca col fuoco

Tre onorevoli del Movimento cinque stelle si presentano al processo contro i 53 No Tav responsabili degli scontri in val Susa. Grillo chiama i suoi alla manifestazione

Questa mattina a Torino era prevista un’udienza del processo contro i 53 No Tav accusati di essere responsabili degli scontri in Val Susa nell’estate 2011. All’ingresso dell’aula bunker della casa circondariale Lo Russo-Cotugno si sono presentati tre neoparlamentari – che, in spregio alla disposizione di definirsi semplicemente “cittadini”, si sono qualificati con i titoli di onorevole e senatore – del Movimento 5 Stelle: Laura Castelli, Marco Scibona e Alberto Aiola. Ai tre è stato impedito l’accesso, limitando la loro presenza all’area riservata al pubblico. Gli agenti delle forze dell’ordine sono stati colti di sorpresa dalla presenza dei parlamentari grillini, optando per negare loro l’ingresso all’area per avvocati e giornalisti, indirizzandoli nel pubblico.

STUPRO DELLA LIBERTA’. La volontà di intervenire all’udienza era stata sobriamente annunciata dai social network da Laura Castelli: «Questa mattina andiamo ad assistere allo stupro della libertà personale dell’uomo». Va ricordato che la scelta di trasferire il processo dal Palagiustizia al carcere delle Vallette era stata duramente criticata anche dai legali degli imputati. Lì si tennero, infatti, i maxi-processi contro terroristi rossi e mafiosi, un accostamento a fine propagandistici secondo i trenocrociati ed i loro sostenitori. Scelta giustificata dal giudice Quinto Bosio con l’impossibilità di utilizzare le aule 1 e 2 del Palazzo di Giustizia, perché occupate dal procedimento Eternit.

GIOCARE COL FUOCO. Il Movimento 5 Stelle è evidentemente intenzionato ad “innalzare il livello dello scontro politico” rispetto alla Torino-Lione. Come ha già annunciato Beppe Grillo, sabato 23 marzo, alla manifestazione nazionale contro il Tav, interverranno i suoi 163 deputati e senatori. Il corteo partirà da Susaper dirigersi a Bussoleno, ma l’obiettivo, più o meno dichiarato, sarà il cantiere di Chiomonte. Cosa succederà se i neo parlamentari, tesserino alla mano, si recheranno di fronte alle forze dell’ordine chiedendo di entrare? Tra le prerogative dei parlamentari, infatti, ci sono le cosiddette funzioni ispettive (che prevedono il colloquio con detenuti, perfino in regime di massima sicurezza, e certamente anche la possibilità di accedere a un’area protetta come il cantiere). In tanti si chiedono se gli agenti riusciranno ad evitare che si “imbuchino” anche militanti No Tav. Quali reazioni, se dovesse essere difficile mantenere l’ordine? Da più parti si teme che si stia “giocando con il fuoco”.