Nel silenzio ipocrita di tutti, s’avvicina la scadenza per la legge sul fine vita

Entro il 24 settembre si deve legiferare o ci penserà la Corte Costituzionale. Un vicolo cieco che ha molti responsabili e foriero di esiti nefasti.

Ormai è a tutti chiaro che la politica ha deciso di non decidere per quanto riguarda il fine vita. Solo che anche la “non decisione” è una scelta, che comporta che sarà qualcun altro a prendere provvedimenti. È il classico vicolo cieco, che ha molti responsabili e foriero di esiti nefasti.

Parlamento in mora

Su Tempi, con la solita competenza e chiarezza, Alfredo Mantovano ha da tempo spiegato cosa ci sia in ballo.

«La Corte costituzionale ha messo in mora il Parlamento sul reato di agevolazione e aiuto al suicidio: chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, che punisce questo tipo di condotta – a ciò sollecitata dalla Corte di assise di Milano, nel caso Cappato –, la Consulta ha rinviato la decisione al 24 settembre».

Rapporto medico-paziente

La posizione di questo giornale è sempre stata netta: una legge è, per sua natura, una limitazione della libertà. In questo caso, di una libertà molto importante e delicata è cioè quella che si esprime nel rapporto tra medico e paziente, tra medico e familiari del malato. Poiché i casi della vita sono molti e poiché stiamo parlando di cure e di un rapporto fra persone è necessario che questo “spazio” sia lasciato senza vincoli, non regolamentato da leggi o protocolli che, inevitabilmente, andrebbero a irrigidirlo, in un caso o nell’altro. Politica e magistratura è meglio che ne stiano fuori.

Scrivevamo già a suo tempo:

«nel rapporto tra medico e paziente – o almeno quando questo rapporto è ancora sano e non irrigidito da leggi e testamenti – succede già oggi, moltissime volte, che tutto si risolva in un dignitosissimo “accompagnamento al fine vita”. Quanti di questi casi finiscono in tribunale? E aggiungere nuove regole creerebbe più o meno libertà da entrambe le parti?».

Chi comanda in Italia

Come sapete, però, la nostra è una posizione minoritaria e la questione s’è incancrenita. Sebbene siano anni che, soprattutto per iniziativa dei radicali e della sinistra, si spinga nella direzione di leggi che introducano il suicidio assistito e l’eutanasia, finora – data anche l’esplosività della materia – si è riusciti a resistere a tali pressioni. Ma dove non arriva la politica, arrivano i giudici (opportunamente pressati dai radicali e mass media). E così, in seguito al caso dj Fabo e al pronunciamento pilatesco della Corte Costituzionale, ora si ha tempo fino al 24 settembre per approvare una legge che regolamenti la materia (un bel ricatto, no? Questo fa capire chi comanda in Italia).

Non è successo niente

Cosa è successo finora? Niente. Scriveva venerdì Libero:

«È accaduto quello che succede sempre: i mesi passano senza che nessuno affronti i problemi e quando ci si decide a farlo, all’ultimo, si scopre che l’intesa non c’è ed è troppo tardi per trovarla. Così, in Commissione a Montecitorio, si è preferito perdere tempo per convocare esperti affinché ripetessero le cose che avevano già scritto sui giornali: il vecchio escamotage delle audizioni, perfetto per chi non sa quali pesci prendere. L’appuntamento con i disegni di legge per disciplinare la materia è stato così rinviato al 24 giugno, quindi al 12 luglio e ora a una data imprecisata di settembre, cioè a ridosso della scadenza dell’ultimatum».

Come andrà a finire

In parlamento sono depositate proposte di legge dalle ispirazioni più diverse. Da quelle ultra libertarie a quelle più assennate. Secondo voi, con un maggioranza così divisa su questi temi (M5s di qui, Lega di là), si può arrivare a una sintesi? Ecco dunque che l’esito pare essere scontato: sarà la Corte a “dettare” la legge. Non un bell’affare.

Una buona occasione per fare un punto della situazione sarà l’incontro organizzato a Roma giovedì 11 luglio con Alfredo Mantovano e Assuntina Morresi. Il titolo è “Diritto o condanna a morire per vite inutili?”.

Foto Ansa