«Nci è l'unico voto utile»

L’autonomia, il ruolo di Noi con l’Italia e le richieste degli imprenditori lombardi. Qualche domanda a Raffaele Cattaneo, capolista di Noi con l’Italia a Varese

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Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo ed ex assessore alle Infrastrutture, è capolista di Noi con l’Italia a Varese. Come tutti i suoi colleghi è impegnato nella campagna elettorale, ma trova il tempo per rispondere ad alcune domande di tempi.it.
Cattaneo, i tre governatori di Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna hanno firmato a Roma un’intesa preliminare che assegna alle tre Regioni competenze dirette su lavoro, istruzione, salute e tutela dell’ambiente. A che punto è l’autonomia?
Si tratta di un pre-accordo e dunque è necessario andare avanti, ma è importante perché indica la volontà di proseguire il discorso. Sottolineo il fatto che si tratta di due Regioni guidate dal centrodestra e una dal centrosinistra, il che indica trattarsi di un tema bipartisan. È esattamente con questo spirito “istituzionale” che noi in Lombardia abbiamo sempre inteso il discorso sull’autonomia, non facendone solo la battaglia di “una parte”.
Ma, nel concreto, cosa cambierà con l’autonomia?
Cambierà moltissimo. Pensi solo alla scuola: è il primo passo che ci permetterà di arrivare a una reale autonomia degli istituti e a una effettiva parità scolastica. Oppure pensi alle politiche attive sul lavoro: lo sa, ad esempio, che noi oggi a causa di alcuni vincoli nazionali, fatichiamo a reclutare i medici? Sono solo due esempi veloci, ma che le danno l’idea di cosa potrebbe fare una Regione come la nostra se godesse di una maggiore autonomia.
Lei si presenta con Nci. Perché?
Assistiamo a una campagna elettorale piena di promesse mirabolanti: eliminazione della legge Fornero, la Flat tax al 15 per cento, incentivi e mancette come quelle promesse da Renzi. Noi con l’Italia è un partito che, accanto a una componente ideale (l’attenzione alla famiglia, alla libertà d’impresa, alla persona, all’educazione) che poi si traduce in politiche attive e sussidiarie, richiama gli elettori a fare qualche ragionamento di buon senso.
Cioè?
Per evitare l’ingovernabilità occorre dare all’unica coalizione che ha i numeri per garantirla la possibilità di avere un numero di seggi adeguato. Il centrodestra c’è vicino, ma occorre andare a prendere consensi laddove ancora sono contendibili, e cioè al centro. Nci è il partito che occupa quella posizione. Nci, cioè, è il vero voto utile. Se il 5 marzo non ci sarà una maggioranza chiara, io non escludo un’alleanza Pd, Leu, M5s. Attenzione, quindi, moderati che votate Pd: potreste dare vita a un governo di estremisti che non piace nemmeno a voi.
Come presidente del Consiglio regionale lei è abituato a “girare sul territorio”. Ora è di nuovo impegnato nella campagna elettorale. Rispetto agli anni scorsi, è cambiato qualcosa nell’umore dei lombardi? Cosa le chiedono i lavoratori e gli imprenditori che incontra?
Rispetto a un paio di anni fa, devo dire che il clima è migliorato. Ricordo che, solo poco tempo fa, erano in molti a confidarmi di avere l’ansia di non arrivare a fine anno. Ora, evitando eccessivi entusiasmi, si vede qualche numero positivo. Ma rimangono tre grandi problemi. Il primo: tutti gli imprenditori chiedono che le risorse siano lasciate in azienda per avere la possibilità di fare investimenti. Insomma, meno tasse. Le più odiose sono considerate l’Irap e l’Imu sui capannoni.
Secondo: tutti si lamentano dell’eccessiva burocrazia. Il tempo che ogni imprenditore deve dedicare allo svolgimento delle pratiche è esorbitante. Siamo ormai al paradosso per cui esistono enti, come l’Anac, o leggi anti-burocrazia che, anziché aiutarci ottimizzare i tempi, li allungano a dismisura.
Terzo: la formazione. Dieci anni fa gli imprenditori chiedevano maggiori infrastrutture. Da questo punto di vista, qualcosa abbiamo fatto in Lombardia e oggi ci fanno una richiesta diversa. E cioè di creare percorsi professionali per fornire alle aziende tecnici preparati. Sono in molti a dirmi: «Noi potremmo assumere profili qualificati, ma non esistono sul mercato dei tecnici che siano stati formati secondo le nostre esigenze».
Lei ha più volte ripetuto che «il vero potere è il servizio». Ci spiega cosa intende?
Si può concepire il potere come un cancello di cui si possiede la chiave: si fa entrare chi si vuole o si fa pagare un pedaggio. Io credo invece che il potere sia la capacità di dare a tutti la possibilità di fare ed essere quel che si vuole. Il politico, secondo me, deve essere come il tecnico delle luci. Deve preparare il palcoscenico in modo che i veri attori – i cittadini – possano essere nelle condizioni migliori per compiere la propria performance. È il cittadino il protagonista, il politico deve, appunto, mettersi al suo servizio in modo che lo spettacolo possa iniziare.
Foto Ansa

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