Nancy, 12 anni, lasciata morire di fame e sete da genitori, giudici e medici che non volevano «vederla soffrire»

«Ora è solo un guscio. La luce nei suoi occhi ormai è svanita». È la prima volta che a un minore, non malato terminale, in grado di respirare autonomamente, sono interrotte le cure

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Nancy WiseLa giustizia inglese si è spinta ben oltre il Parlamento che sta discutendo il disegno di legge sull’eutanasia per malati terminali. L’Alta Corte britannica ha dichiarato che era nell’interesse dei genitori e di una bambina consentire la “dolce morte” di Nancy Wise, una dodicenne malata, ma non in fin di vita. Si tratta di una decisione inedita per il Regno Unito, perché è la prima volta che a un minore, non malato terminale, in grado di respirare autonomamente, sono interrotte le cure.
Nancy era cieca e sofferente di idrocefalo, meningite e setticemia, incapace di gestirsi autonomamente. Sua madre, Charlotte Fitzmaurice, 36 anni, e suo padre, David Wise, 47, non potevano più sopportare di «non poter alleviare le sue sofferenze». «Nel suo mondo chiuso la sua vita aveva una certa qualità. Ma purtroppo ora non è più così». Così, dopo 14 giorni di agonia, se è vero che «era diventata immune dalla morfina e dagli antidolorifici», il 21 di agosto, Nancy è stata lasciata morire di fame e di sete.

EPPUR VIVEVA. Secondo i medici del Great Ormond Street – che hanno supportato i coniugi nella loro scelta – la bambina sarebbe dovuta morire a quattro anni di vita. Nonostante ciò, la piccola, tra mille disagi, ha continuato a vivere. Anche dopo l’operazione subita nel maggio 2012 per rimuoverle i calcoli renali, che a detta dei dottori le aveva provocato un’infezione per cui non ci sarebbe stato più nulla da fare.
Ma ormai per sua madre quella «non era più mia figlia», perché «ora è solo un guscio. La luce nei suoi occhi ormai è svanita». Non potendo più Nancy essere «la figlia angelica», l’unica soluzione a cui era giunta la coppia era l’eutanasia perché, ha raccontato Charlotte, «volevo avere dei bei ricordi di lei, non di un’anima in pena». Non importa se, come ha aggiunto il padre, «Nancy non ha mai parlato, quindi non potevamo sapere come si sentisse davvero».

«NON MI PERDONERO’». Il giudice, dando ragione ai familiari e ai medici, ha dichiarato che «l’amore, la devozione e la competenza di sua madre sono evidenti», aggiungendo «grande ammirazione» e «profondo cordoglio». L’ultimo giorno, ha dichiarato la signora Fitzmaurice, «è stato il più duro della mia vita. È stato assolutamente terribile». Era «la cosa giusta da fare» anche se «ora non potrò mai perdonarlo a me stessa».

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