Mose, Renzi: «Presunzione d’innocenza sino a sentenza. Ma il problema non sono le regole, sono i ladri»

Il premier: «Un politico indagato per corruzione lo indagherei anche per alto tradimento. Non è possibile che chi è stato condannato 20 anni fa, torni a occuparsi della cosa pubblica, per questo ho proposto il Daspo per i politici»

Da Bruxelles, nel corso della conferenza stampa al termine del G7, Matteo Renzi è intervenuto sull’inchiesta per tangenti durante la costruzione del Mose, esprimendo «Piena fiducia nel lavoro della magistratura e presunzione di innocenza fino a sentenza», ma anche «amarezza enorme e profonda».

«IL PROBLEMA NON SONO LE REGOLE, MA I LADRI». Per Renzi, «Di fronte alla vicenda Mose ci sono i principi costituzionali che ciascuno ribadisce: piena fiducia nel lavoro della magistratura e presunzione di non colpevolezza fino a sentenza a cui speriamo si possa arrivare il più velocemente possibile, come da paese civile». Poi entrando «Nel merito, tutte le volte che vediamo vicende di corruzione l’amarezza è enorme e profonda, perché ti trovi di fronte a chi tradisce la fiducia più grande quella dei cittadini, una ferita grande». Il premier quindi ha aggiunto: «Un politico indagato per corruzione fosse per me lo indagherai per alto tradimento. Il problema della corruzione non sono le regole che non ci sono ma quelle che non si rispettano. Quando c’è corruzione di solito si dice che sono le regole che non vanno bene. Non penso sia così. Il problema sono i ladri non le regole». E ancora: «Non è possibile che chi viene condannato per corruzione dopo 20 anni possa tornare ad occuparsi della cosa pubblico. È per questo che io ho proposto il Daspo per i politici».