Moschea a Milano: Pisapia non si decide. Imam Pallavicini: «Se si fa un unico spazio di culto poi bisogna controllarlo»

Sfumano i progetti di Giordania e Marocco. Prende quota la grande moschea sostenuta dal Caim. Intervista al videpresidente di Coreis Pallavicini: «Meglio valorizzare i piccoli spazi esistenti»

La moschea a Milano si farà? Pare sempre più remota la possibilità che il Comune riesca in tempi brevi a venire a capo del problema. Ce ne sarà soltanto una? Da chi verrà gestita? La giunta milanese guidata da Giuliano Pisapia finora non ha dato una risposta univoca e convincente. «Sembra, anzi, che ci siano alcune incomprensioni fra il sindaco, il vicesindaco, Ada De Cesaris e l’assessore Majorino», spiega a tempi.it l’imam Yahya Pallavicini (foto in basso), vicepresidente di Coreis (comunità religiosa islamica), presente ieri alla riunione fra Comune e associazioni musulmane milanesi.
In un primo tempo la giunta di centrosinistra aveva ipotizzato di approvare la costruzione di una grande moschea a Lampugnano, al posto del Palasharp, e affidarne la gestione al Caim, salvo poi ricredersi con una smentita del vicesindaco De Cesaris e dello stesso Pisapia. Si era poi parlato di progetti avanzati da Giordania e Marocco, che ora, stando alle rivelazioni dei media, sarebbero sfumati. Alcuni membri della giunta avevano addirittura ipotizzato di costruire uno spazio “usa e getta”, giusto per dare un luogo di culto ai musulmani per la durata di Expo 2015. Non se n’è più parlato.

Pallavicini, ieri non si sono fatti passi avanti?
A essere buoni, siamo ancora a una fase interlocutoria. Il Comune ha deciso di rinviare la discussione al prossimo 29 maggio. L’unica cosa certa è che la giunta è tornata a credere all’idea del progetto unitario. Un unico grande spazio di culto che, secondo il Comune, risolverebbe tutti i problemi.

Non è così?
No. La nostra posizione storica, quella del centro di via Meda, è di valorizzare i piccoli spazi esistenti, come veri luoghi di contemplazione di Dio. Sarebbe molto meglio. Costruire un’unica grande moschea pone molti problemi. Potrebbe nascere un potentato. Per esempio del Caim, sostenitore del progetto unitario, che infatti continua a fare pressioni. All’incontro di ieri si è presentato con quindici rappresentanti, per dare l’idea di interpretare la volontà di tanti musulmani, anche se in realtà dietro all’associazione guidata da Davide Piccardo c’è sostanzialmente un solo centro, quello di viale Jenner.

Se il Comune approvasse la costruzione di una grande moschea, quali saranno le vostre richieste?
In questo caso, noi come anche il centro di via Padova pensiamo che sia necessario porre attenzione alla trasparenza e alla correttezza nella gestione dei fondi e nell’amministrazione del luogo di culto. Il Comune non può defilarsi. Deve metterci la faccia.

Come?
Dovrà vigilare affinché i rappresentanti del futuro centro siano eletti in maniera trasparente. Inoltre dovrà far applicare regole chiare. Non dovranno far parte del consiglio di amministrazione membri di paesi stranieri. E chi finanzia la costruzione non dovrà ottenere in cambio posizioni di potere. Affinché tutto ciò sia rispettato occorre che il prefetto controlli l’attività della moschea.

Sono richieste molto precise.
Ma necessarie, vista l’arroganza egemonica del Caim.