Il magistrato non vada in tv, non faccia politica, non esageri (indovinate a chi fischiano le orecchie)

Basta chiacchierare con la stampa, denigrare leggi e insultare politici. Dopo le vicende di Ingroia, il procuratore generale di Palermo prova a tenere a bada i suoi pm

Francesco Messineo, il procuratore capo di Palermo finito sotto osservazione del Csm per non essere riuscito a «tenere unita la procura», a seguito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia, ha varato un codice di comportamento per i suoi pm. Il codice è stato trasmesso con una circolare il 23 ottobre, spiega oggi La Stampa.
Messineo vuole evitare gli atteggiamenti dei magistrati nel recente passato (il riferimento sarebbe, secondo la ricostruzione della Stampa, ad Antonio Ingroia) costellato «di esternazioni, di partecipazioni a congressi di partito o a feste di quotidiani schierati, di critiche radicali ed esasperate contro la politica, di “ospitate” in tv».

REGOLE AUREE. Messineo esige che i pm, d’ora innanzi, si sottraggano «all’esposizione di opinioni personali ed orientamenti lato sensu ideologici». I magistrati dovranno anche evitare le «accese unilaterali critiche a provvedimenti normativi adottati o in corso di adozione», nonché le «enfatiche e generalizzate denigrazioni di intere categorie sociali ed a maggior ragione di singole persone, con particolare accentuato divieto per gli altri soggetti del processo».

GIORNALISTI. Gli interventi con i media, impone Messineo, «dovranno essere rigorosamente limitati e perimetrati» agli argomenti delle conferenze stampa e occorrerà «respingere o eludere garbatamente» le domande dei giornalisti fuori tema. Criticare le leggi del Parlamento sarà concesso soltanto se verrà fatto con la «pacata e argomentata esposizione di eventuali inconvenienti connessi alla pratica applicazione». Assolutamente vietato denigrare le norme attraverso «apodittiche sottovalutazioni dei provvedimenti stessi».

MISURA, CONTINENZA, EQUILIBRIO. «“Misura, continenza ed equilibrio” sono le nuove parole d’ordine» della Procura di Palermo, scrive La Stampa. Secondo il quotidiano torinese le «direttive obbligatorie» di Messineo nascono «in relazione ad un caso specifico» che non comprende direttamente Ingroia, anche se è proprio a seguito della sua partenza da Palermo che sarebbe stato avviato un processo di «normalizzazione». «La goccia che ha fatto traboccare il vaso», è stata, secondo La Stampa,« il 4 meno» affibbiato ai giudici del Tribunale di Palermo (colpevoli di aver bocciato le teorie di Ingroia) dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi. Dopo le critiche dei giudici, Messineo avrebbe imposto ai suoi pm di chiudere la bocca.