Se Miss Mondo non può essere moglie

Per regolamento, la più bella non può essere sposata. Non solo un dettaglio: in tempi di discriminazioni sulla famiglia, dove confiniamo la bellezza?

ana-castro

In questi giorni di caldo planetario, ci sono due cose che non riesco proprio a mandare giù: il girovita di mio marito e il regolamento di Miss Mondo. Mentre il primo balza subito all’occhio, forse non tutti sanno che per colpa dell’ordinamento in vigore, di recente una bellissima ventitreenne brasiliana non è stata ammessa al prestigioso concorso perché sposata. Non ritoccata, geneticamente modificata o bisturizzata. No: sposata. Il regolamento parla chiaro: la più bella del pianeta non deve avere né marito né figli.

Perché? Visto che si tratta di una gara – mi son detta – sarà forse che se una donna è sposata, è come se fosse dopata di splendore. Diventa forse ogni giorno più bella per come è guardata dal marito? Dubito che questa sia l’idea dei giudici.

Piuttosto considero le opportunità derivanti dal post-elezione. Per associazione di idee, mi vengono in mente inaugurazioni di discoteche, campagne pubblicitarie d’intimo, posti d’onore al Motor-show… In tutto questo, sebbene fortemente tentato dall’ingresso premium fast al Motor-show, immagino che un marito ostacoli un pelino il can-can che si porta dietro la corona. Non necessariamente, ma potrebbe farlo. La gelosia – per non dir del sano realismo – incepperebbe come nulla la macchina delle pubbliche relazioni.

Comunque sia, questa dicotomia “o lo scettro o la fede”, non mi va proprio giù. Non perché abbia ambizioni in materia, per carità. Ma discriminare il valore della bellezza sulla base dello stato matrimoniale non credo sia corretto. Per lo meno, se vogliamo ancora parlare del valore della bellezza, anziché del valore (economico?) dello star system.

Negata l’opportunità di partecipare a Miss Universo, alle mogli restano comunque tanti altri diritti; come il sacrosanto diritto (anzi il dovere!) di assistere consorti moribondi che all’arrivo del 37.2 di febbre in un repentino stato vegetativo e mettono le radici sul divano. Fino al dovere d’esser loro fedeli, nonostante da altre due anni rientrino tardi dall’ufficio con inspiegabili segni sulla schiena e macchie sul colletto. Insomma, crocerossine sì, rinnegate sì, ma miss no.

Resta d’aspettare che si cambi il regolamento di Miss Universo e si accettino le donne sposate.

Ma qualcosa mi dice che forse non siamo lontani da quel giorno. Basta infatti attendere che a voler partecipare sia qualche bella ventenne sposata sì, ma con un’altra donna. In tal caso ne vedremo – è il caso di dire – di tutti i colori: una volta ottenuto il matrimonio omosessuale, riusciamo a pensare a una lobby LGBT che rinuncia a raggiungere anche i vertici della bellezza ufficiale??

Per la rivincita della bellezza impegnata, dunque non è detta insomma l’ultima parola.

Per ora – come Penelopi – aspettiamo. D’esser riconosciute anche per il potenziale in più che ci portiamo all’anulare. Come recita la targa alla porta della mia estetista: belle dentro e belle fuori. Ma anche, da fine del mondo.