Miserere, storie di cristiani perseguitati. Impossibile dare ai morti una sepoltura cristiana nel regno di Buddha

Il Bhutan è l’unico paese al mondo dove il buddismo è religione di Stato. È vietato professare altre fedi e costruire chiese. I defunti devono essere cremati

Pubblichiamo la diciannovesima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati (per leggere le storie precedenti clicca qui).

I gemelli Sangay e Yeshey annuiscono rispettosi alle parole della madre: «Il nonno era un buon cristiano ed è giusto che noi si rispetti la sua volontà. Andate a cercare un posto per seppellirlo. Non ha avuto il conforto del viatico prima di morire, che almeno abbia una tomba dove io e la nonna si possa pregare».

I due ragazzi entrano nella stanza dove riposa il cadavere e lo infilano nella sacca di tela grezza che le donne avevano preparato. Sangay si carica il corpo sulle spalle e, seguito dal fratello, esce dalla casa passando in mezzo a tutti i parenti arrivati per salutare il defunto per un’ultima volta.

I gemelli depositano rispettosamente il nonno nel cassone del pick-up, caricano anche un piccone e due pale e si allontanano verso la montagna.

«E adesso dove andiamo?», chiede Yeshey.

«Non lo so, pensavo di salire oltre lo dzong, di infilarmi in qualche viottolo e di trovare un posto vicino al bosco, dove non passa nessuno».

Il viaggio prosegue tra i tornanti della strada principale fino a quando Sangay vede un tratturo sterrato sulla destra, ci si infila, lo percorre per qualche minuto e si arresta allo sbocco in una radura. «Questo è un posto fantastico», dice smontando dal veicolo. I due ragazzi fanno qualche passo in ricognizione ma si accorgono che un pastore di yak sta scendendo lungo il pendio con il suo gregge.

«È un posto di merda!», chiosa Yeshey. «E poi è troppo lontano. Se la mamma e la nonna volessero venirci a piedi, ci impiegherebbero tre ore. Non va bene. Perché invece non lo seppelliamo in mare, come fanno i marinai?».

«Ma sei cretino! In Bhutan non c’è il mare. Non vorrai andare fino in India? Come la passiamo la frontiera con un cadavere nel cassone?».

«Idiota, non intendevo il mare, quello vero. Intendevo il lago della centrale idroelettrica. Seppelliamolo nel lago. È abbastanza vicino a casa».

Sangay perde la pazienza. «Ma allora sei proprio scemo! Ti immagini cosa succederebbe se il cadavere si infilasse dentro una turbina della diga? Uno sfracello. Poi magari la blocca e vien fuori un casino che non finisce più. Tu non hai cervello, del lago non se ne parla».

Il gemello non si dà per vinto: «Allora cerchiamo un cimitero. Ci sarà un cimitero militare da qualche parte, magari degli inglesi. Lo mettiamo dentro la tomba di un soldato, nessuno dei due si offenderà».

«Ma come te lo devo dire? In Bhutan non c’è il mare e non ci sono cimiteri, neanche militari e neanche inglesi. Hai mai sentito di qualche battaglia coloniale dalle nostre parti? No. Niente battaglie, niente cimiteri militari. Ti è chiaro?».

«Certo che sei proprio uno stronzo», riprende Yeshey. «Io cerco di trovare una soluzione al problema e tu non fai altro che essere negativo. Pensa positivo, per la miseria! Senti questa: buttiamo il nonno oltre il muro di cinta del consolato inglese. Sono persone civili e non lo lasceranno lì, nel prato. Gli daranno loro una sepoltura. Cosa ne dici?».

«Sei un deficiente, nemmeno ti rispondo».

I gemelli risalgono sul pick-up in silenzio e immusoniti. Sangay guida con la faccia scura, Yeshey guarda fuori dal finestrino con il gomito appoggiato sullo sportello. Percorrono a ritroso la strada che porta al centro della città. Giunti in piazza i due hanno una folgorazione, inchiodano il mezzo, si guardano con un sorriso complice e si dicono l’un l’altro: «Sei un genio, fratello».

Davanti a loro c’è il cantiere per la costruzione della rotonda che deve razionalizzare il traffico. Gli operai hanno appena iniziato a ricoprire lo scavo dove hanno posato i tubi per far passare la fibra ottica, è profondo più di un metro e largo almeno ottanta centimetri.

«Aspettiamo che gli operai se ne vadano», dice Sangay. «Riapriamo lo scavo, ci infiliamo il nonno e ricopriamo. Nessuno si accorgerà di niente».

«La mamma sarà contenta di noi», risponde Yeshey. «Ci meritiamo una birra».

Dicembre 2012 – Il Bhutan è l’unico paese al mondo dove il buddismo è religione di Stato. È vietato costruire chiese, manifestare pubblicamente una religione diversa e anche seppellire i morti che è pratica contraria alla consuetudine buddista della cremazione. Nel dicembre 2012 è stata promulgata una nuova legge che punisce la conversione a una religione diversa dal buddismo. 

Nel video, la cremazione di un cadavere, come avviene normalmente in Bhutan.