Pisapia a tutto campo su Tempi: «Formigoni Commissario Expo? Mi sembra una scelta istituzionale, logica e corretta»

In un’intervista rilasciata al settimanale Tempi in edicola a partire dal prossimo 21 luglio, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia afferma che sarebbe «giusto e corretto sul piano istituzionale» nominare Formigoni Commissario Expo. Sulla giustizia avverte: «Basta con il penale ovunque». E sulla possibilità di governo tecnico: «Sarebbe bene ma è impossibile»

«La legge dice espressamente che uno dei commissari dell’Expo dev’essere il sindaco di Milano. Quindi, per il primo commissario non ci sono dubbi. Quanto all’altro, quello che ha il compito di tenere i rapporti con l’estero – l’ambasciatore insomma – il fatto che la nomina riguardi Formigoni mi sembrerebbe giusto e corretto sul piano istituzionale. Ci sono tra noi divergenze su alcune scelte specifiche. Ciò non toglie che la collaborazione tra Comune e Regione è la premessa indispensabile per la buona riuscita dell’Expo». E’ quanto afferma il sindaco di Milano Giuliano Pisapia in un’intervista rilasciata al settimanale Tempi in edicola a partire dal prossimo 21 luglio.

Ancora a proposito di Expo, Pisapia replica alle accuse di essersi piegato a sottoscrivere l’accordo di programma voluto Moratti. Accordo di programma che il neosindaco anticipa a Tempi «verrà approvato nella seduta del consiglio comunale di giovedì 28 luglio». Pisapia dichiara in proposito: «Io non ho alcun problema a sottoscrivere tutto ciò che mi sembra buono e giusto per Milano. Poi, se ci sono cose da cambiare – e ci sono – le cambieremo. La mia giunta è al lavoro per promuovere tutto ciò che è bene per la città. Qualunque cosa faccia il bene di Milano, io la sottoscriverò». Nel profilo del nuovo sindaco “arancione”, come è noto c’è un passato di forte impegno sui temi della giustizia. Che nell’intervista a Tempi conferma nella denuncia dell’eccesso di invasività della magistratura nella politica. «Sì, il problema c’è ed è serio. Pensiamo alle questioni inerenti all’amministrazione pratica, quotidiana, di una città: come si fa a rimanere sistematicamente alla mercè – ogni volta che c’è un appalto, un lavoro urgente, un problema che richieda decisioni immediate – di un ricorso, fondato o infondato, che blocca tutto? Bisogna trovare altri strumenti. Se uno ha “barato” pagherà i danni, ma non si può sempre e comunque fermare tutto».

Per Pisapia non ci sono dubbi: «L’errore fondamentale è pensare di dare risposte giudiziarie a problemi che possono nascere non da volontà di compiere un reato, ma da valutazioni sbagliate nate in condizioni magari obbiettivamente complesse, equivoci, incomprensioni. Lo dice uno che non è e non si sente un politico: l’idea di risolvere i problemi della politica col ricorso al dispositivo penale è una scelta profondamente sbagliata. Gli errori politici si pagano con la perdita del consenso nella società». Il sindaco di Milano (che ha avviato un dialogo con la Provincia guidata dal centrodestra sul tema della città metropolitana) resta convinto della necessità di abolire le province, soluzione che «in teoria trova d’accordo tutti, poi, nei fatti è respinta a destra e a sinistra». «E comunque – prosegue Pisapia – niente come la “città metropolitana” contiene in sé la logica dell’abolizione delle province che solo un governo tecnico può avere la forza di decidere».

Quanto all’ipotesi di un governo tecnico che faccia le riforme necessarie all’Italia, Pisapia dice: «La necessità di un governo che sappia compiere scelte coraggiose, la vediamo tutti, c’è e si sente. Però non è il momento di un esecutivo tecnico. O meglio, non vedo come politicamente sia possibile».

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