Milano: Pisapia vuole le moschee, Magdi Allam fa partire il referendum

Venerdì 16 settembre Magdi Cristiano Allam ha istituito i «promotori del Coordinamento organizzativo del referendum contro le moschee». Tre annotazioni a Pisapia: l’islam considerato dalla giunta è quasi solo arabo, anche se rappresenta solo il 13 per cento dei musulmani; inserire l’obbligo di parlare italiano nei centri islamici; far riconoscere alle associazioni islamiche lo Stato d’Israele

La giunta di Giuliano Pisapia non ha dubbi sulla costruzione delle moschee nella città di Milano: si deve fare.  Come annunciato in campagna elettorale, l’idea di un luogo di culto per il credo musulmano è una delle priorità del nuovo governo meneghino. Il neo eletto sindaco però dovrà fare i conti con Magdi Cristiano Allam e il numeroso gruppo da lui radunato dei «promotori del Coordinamento organizzativo del referendum contro le moschee», costituitosi venerdì 16 settembre.
Al convegno di presentazione dell’iniziativa dell’eurodeputato Allam, sono intervenuti oltre al padrone di casa, la prof.ssa Valentina Colombo e l’avv. Tommaso Monfeli. Tra gli ospiti in platea era presente il vicepresidente al Consiglio comunale Luca Lepore della Lega Nord, il quale ha espresso pieno appoggio all’iniziativa poiché orientata verso il tentativo «di capire cosa pensa il territorio» con lo strumento del referendum comunale. Infatti, prosegue il leghista, «anche tra i compagni di Pisapia, non c’è accordo su questo tema».

Le ragioni dell’iniziativa fanno leva su tre punti principali. Il primo riguarda il concetto di rappresentatività. L’idea di un islam «arabo» è sbagliata perché solo il 13 per cento dei musulmani al mondo è di origine araba. Le stesse proporzioni si riflettono anche nella città di Milano. Purtroppo, la giunta Pisapia ha invitato quindici associazioni che appartengono per la quasi totalità al Caim (Coordinamento associazioni islamiche di Milano): realtà ideologicamente legata ai Fratelli musulmani. Secondo i promotori del referendum il mondo musulmano presente a Milano «è poco rappresentato da queste associazioni e i referenti del Comune sono di fatto una minoranza, una minoranza che oltretutto non rispetta i nostri valori».

Il secondo punto indicato riguarda la libertà di religione e quindi il diritto di conversione di un musulmano ad un altro credo. Ai promotori del referendum sta a cuore che nelle realtà islamiche non si predichino concetti contrari alla nostra Costituzione ed in particolar modo contrari a quei valori espressi sul tema della libertà religiosa in essa contenuti. Per questo motivo si vorrebbe introdurre una norma che stabilisca l’italiano come lingua da utilizzare nei centri islamici. Questo faciliterebbe l’aggregazione per i tanti musulmani non arabi, e permetterebbe una trasparenza sui contenuti predicati nei luoghi di culto. Magdi Cristiano Allam ha ricordato che alcuni terroristi suicidi in Iraq sono stati ingaggiati ed istruiti nei centri islamici di Milano.

Ultimo punto decisivo riguarda il riconoscimento pubblico da parte delle associazioni islamiche dello Stato d’Israele come realtà nazionale con diritto all’esistenza. Questo viene visto da Magdi Cristiano Allam, come una sorta di cartina di tornasole che indica il livello di democraticità di qualsiasi aggregazione.
Ricordando le parole del card. Giacomo Biffi, che l’eurodeputato definisce «un amico preveggente e coraggioso», si è detto che il pericolo non risiede solo nelle cellule terroristiche, cioè nell’islam militante, ma in quell’islam moderato che tenta di scardinare le fondamenta della nostra società.