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Milano vista da un’altra prospettiva

Di Lorenzo Margiotta
21 Luglio 2025
«L’inclusione non è un progetto ma una trama di relazioni». Viaggio tra Baranzate e il Gratosoglio con don Paolo Steffano, il prete in missione nelle periferie del capoluogo lombardo, premiato da Mattarella per il contributo all’integrazione degli immigrati. «Nelle istituzioni non vedo una vera volontà di risolvere i problemi»
Don Paolo Steffano (foto Lorenzo Margiotta)
Don Paolo Steffano (foto Lorenzo Margiotta)

Questa intervista, apparsa sul numero di luglio del mensile Tempi, è stata scritta prima dell’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Beppe Sala e di altre 73 persone. L’articolo fa parte di una serie di dialoghi sulla crisi di Milano con figure del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’università e dell’imprenditoria per riflettere sui problemi e sulle risorse della città, in una parola sulla sua “identità”. Sguardi sul presente capaci di comprendere la storia e di spingersi al prossimo futuro. Qui le precedenti puntate. * * * Ci incontriamo nella sala parrocchiale della chiesa di Madre Teresa di Calcutta, «l’ultima chiesa costruita a Milano». Dopo sei anni a Corvetto, otto a Cernusco sul Naviglio e diciotto a Baranzate, don Paolo Steffano è approdato qui, al Gratosoglio, estrema periferia sud di Milano. Ci è venuto per restarci a lungo. «Il primo punto è la continuità, perché se non crei un legame, se non sai farti interrogare dalla real...

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