Meriam vorrebbe tornare in Sudan per «difendere le vittime di persecuzione religiosa»

«Ci sono altri che, in Sudan, in condizioni peggiori di quelle in cui ero io». Lo ha detto in un’intervista la cristiana sudanese condanna a morte per apostasia e poi liberata

«Un giorno vorrei tornare in Sudan». Lo ha detto in un’intervista alla Bbc Meriam Yahya Ibrahim, la cristiana sudanese perseguitata a causa della sua fede. Come si ricorderà, la donna è rimasta in carcere a lungo rifiutandosi di abiurare. Qui, ha anche partorito sua figlia. Solo grazie ha una grande mobilitazione internazionale è stata poi liberata. Dopo l’incontro con papa Francesco si è trasferita in agosto con la famiglia – il marito e i due figli – negli Usa, dove oggi vive nel New Hampshire.
Ma ora Meriam sogna di poter tornare nel suo paese perché «ci sono altri che, in Sudan,  in condizioni peggiori di quelle in cui ero io», ha dichiarato infatti alla Bbc negli Usa, dove sta chiedendo asilo.

«DOVEVO CONVERTIRMI». Nell’intervista, la donna ha ripercorso i mesi trascorsi in prigione, raccontando che «il giudice mi diceva che era necessario che mi convertissi all’islam» altrimenti «sarei stata condannata a morte. È triste, ma tutto ciò è avvenuto nell’ambito della legge: invece di proteggere la gente, la legge la danneggia».
In una precedente intervista alla Fox news, meriam aveva detto che «la situazione era difficile, ma io ero sicura che Dio era al mio fianco. Avevo solo la mia fede dalla mia parte, e io sapevo che Dio mi stava vicino, in ogni situazione».