Merde di tutto il mondo, unitevi!

Lettera di un nostro collaboratore bertinottian-tempista, che prende la vicenda degli insulti per il verso giusto (cioè in contropiede, cioè alla Tempi)

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fondazione-tempi-hCaro Luigi,
è da un po’ di tempo che non capisco più la tetra, iraconda e bellicosa, vulgata del collettivo laicista. Sai bene che quando non si è più in grado di riconoscere, di intercettare, il seppur flebile legame con la propria vicenda biografica, quando si stenta ad individuare anche solo un rigagnolo che ti possa ricondurre a casa, la tentazione è quella di ignorare, di non entrare neppure in disaccordo. Si abbandona la corrente e si volge lo sguardo altrove, risalendo il fiume.

È quasi un’intima battaglia quotidiana per non farsi rigettare nella mischia chiedendo conto del disastro, della miserrima operazione di analfabetismo perpetuata, di profanazione della genesi umana. Resisto perché ho cose più importanti da fare, che non intrattenermi in una penosa querelle dialettica, tutta incentrata sull’astrazione, sulla pretesa di un intellettualismo spoglio di ragione e di parole dissodate dalla realtà. Preferisco raccontare il vero di uomini e donne alle prese con la sofferenza della vita, della serietà indomita di imprenditori che lavorano senza dar colpa ad altri dei lori insuccessi, insomma di quella verità che il “collettivo” non narra per timore di accorgersi che ci vuole presenza in questa terra, che l’indignazione e la vergogna sono parole nobili, non insulti.

tempi-scritte-omofobiaPoi una mattina ci si sveglia, si apre il sacro graal della disinformazione perfetta, dei follower, del giudizio “postato”, e si scopre che dotti coprofagi hanno sentenziato: “Tempi merde, omofobe e sessiste”. Sono sincero, ho ascoltato anche di peggio. Illiberali, destri, reazionari, neoconservatori, ladri, xenofobi, ultratradizionalisti, misogini, clericali e fascisti. Così ho pensato che quei poveracci erano anche a corto di verve, di quella sana invettiva dissacrante che debbono avere coloro che si aggirano di notte con tanto di spray e palo al seguito.
Poi al posto di incupirmi ed esprimere la solita noiosa, trita e ritrita, “solidarietà contro il vile attacco…” ti confesso, e non me ne volere, che ho sorriso. Eh sì perché non ci potrebbe essere nulla di più congeniale, strategico e perfetto, in termini di comunicazione, per lanciare un convegno. Un’abbondante carica di insulti!

E così ho pensato, l’impensabile. Il mandante di quelle scritte non poteva che essere il direttore Amicone. Uno talmente illiberale e reazionario, che può vantare amicizia all’interno dell’intero arco costituzionale, comprendendo ovviamente forze che sono uscite dalle Istituzioni anni fa e con tutta probabilità non ci entreranno mai più. Uno che si è seduto al tavolo, affratellandosi, con gente di ogni tipo, fascisti, comunisti, delinquenti, pluriergastolani, garibaldini, mazziniani, secessionisti, abortisti, ratzingeriani, atei devoti, devoti e solo atei. Gente a cui non ha mai mancato di precisare il suo pensiero e la sua fede, e che, guarda caso, proprio per questo si direbbero disposti a muoversi per lui, per qualsiasi motivo e contingenza. Un tizio Amicone talmente “merda” che si è permesso di fare scrivere su Tempi un soggetto come il sottoscritto, che, all’epoca dei fatti, militava in un gruppo che si chiamava poco equivocamente Red-Azione (azione rossa), senza mai opporre resistenza o censura, sino al punto di consentire che scrivessi che le nuove Br della Lioce erano riformiste e che il Senator Colombo beccato in Senato a pippare cocaina meritava un elogio (alla follia).

Un tizio, il direttore, talmente sessista che non ho mai visto una redazione con tante donne in età feconda, ed ovviamente fecondanti. Un giornale di “merde” che ha accolto le parole di Pietro Barcellona, quando ancora la conversione era lontana, e quelle di Fausto Bertinotti quando era segretario di Rifondazione Comunista e battagliava con Prodi alle primarie, senza mai tentare di strumentalizzare alcunché.

Un tizio, Amicone, che è stato capace di cercare sistemazione adeguata e protetta, per gente che gli ha distrutto la casa delle vacanze. Un personaggio che ovviamente ha costruito una redazione a sua immagine e somiglianza. Un tizio insomma a cui si possono imputare delitti, castighi e difetti a non finire. E non parlo delle parentesi aperte e mai più chiuse, degli articoli da rileggere almeno un paio di volte per capirci qualcosa, o dei stravaganti cappotti anni ’70. No! Il più grande difetto di Amicone e dei Tempisti, è quell’inspiegabile, arcigna, arcaica, capacità di non perdere la propria essenza, il proprio giudizio, l’origine radicale del proprio “io”, di una fede che non cede ai compromessi della buona condotta e del pensiero dominante.

È un difetto questo che ahimè, i padroni del vapore non riescono a digerire, perché consente a chi ne è preda di discutere con chiunque, di stringere patti amicali con chicchessia, di affratellarsi con l’umano che si presenta innanzi. Si chiama libertà. E questo, per il laicismo dei giustizieri, è un difetto che si fa peccato perché espletato con piena avvertenza e deliberato consenso. E così questa mattina mi sono fatto prendere da una tentazione antica, quella di rispolverare le belle bandiere e di intonare di nuovo i canti rivoluzionari. Non mi avvarrò però del ridondante e suadente “Je suis Tempi”, ma affiderò la mia voce ad uno slogan un po’ più antico e serio, e considerato che “sono una merda anch’io”, allora senza indugi, credo sia proprio giunto il momento di chiamare a raccolta: “Merde di tutto il mondo, unitevi!”.

Fabio Cavallari
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