Meeting Rimini 2013. Enzo Iacchetti racconta «quel salutista fumatore» di Giorgio Gaber

Intervista all’allievo e amico del Signor G, che al Meeting porta in scena «le parole di un maestro inimitabile. Al centro del suo pensiero aveva l’umano»

Sul palco del Meeting torna Giorgio Gaber. Il cantautore, scomparso nel 2003, rivive attraverso l’amico e allievo Enzo Iacchetti in Chiedo scusa al Signor Gaber, l’omaggio che il popolare volto televisivo e trentennale uomo di spettacolo dedica al suo maestro. Che a Rimini c’era stato in due occasioni «per curiosità», come disse in una celebre intervista al Corriere della Sera, nel 1985 e nel 1991: «Adesso tocca a me raccontare la sua grandezza. In molti pensavano che non sarei mai venuto qui a Rimini, ma perché non avrei dovuto? Sono curioso anch’io come Giorgio e poi canto e suono per ogni cittadino giusto del mondo».

Ammetterà che questa è una platea un po’ insolita per lei. Non è propriamente un palcoscenico teatrale, né un programma televisivo.
Questo in realtà non mi spaventa, semmai mi entusiasma. In teatro mi confronto da sempre con un pubblico di tutte le età, le atmosfere e i pensieri. Metto in scena le parole di un maestro inimitabile che si è concentrato prima di tutto su un pensiero umano. Molti hanno scambiato Gaber per un’icona, prima di sinistra poi di destra. Ma il signor G parla un linguaggio universale, che mette al centro l’uomo. Non vengo a Rimini per partecipare a un dibattito ma per presentare uno spettacolo che il pubblico conosce. Spero che gli spettatori cantino insieme a me le canzoni del primo periodo gaberiano, quello che hanno reso Giorgio una celebrità televisiva, come Barbera e Champagne, La ballata del Cerutti, Porta Romana. Sono canzoni che raccontano la Milano degli anni Sessanta e lo fanno con allegria. Spero che la serata sia così, frizzante e non banale. Canterò molto ma ogni tanto dirò anche qualcosa di utile. Almeno spero.

Gaber è scomparso dieci anni fa, tuttavia la sua intera eredità artistica rimane fortemente ancorata alla realtà.
Giorgio ha sottolineato nel corso della sua carriera il medievalismo morale che ha caratterizzato la nostra storia sociale. Il fatto di avere a che fare ancora oggi con i problemi e le storture di cui parlava vent’anni fa ci fa intuire che non abbiamo raggiunto grandi risultati. Diceva che dopo il Medioevo ci sarebbe stato il Rinascimento come spesso accade nella storia, ma noi siamo nel Mediovevo da molti anni e il Rinascimento sembra essere ancora molto lontano.

Che spettacolo deve aspettarsi il pubblico?
Sarà soprattutto un concerto di perizia musicale. Le canzoni sono state completamente riarrangiate e contaminate con alcuni successi della musica italiana contemporanea. Assieme alla Witz Orchestra che mi accompagna ho messo in atto una doppia operazione di “rimbiancamento”: musicalmente il pubblico non ascolterà lo stesso Gaber di cinquant’anni fa, anche se naturalmente il suo repertorio rimane lo stesso nello spirito e nelle parole. Lo scopo che spero di raggiungere è raccontare il genio, inimitabile e irraggiungibile, in una nuova veste, che piaccia sia a chi non conosce il suo repertorio sia a chi lo ama da sempre.

Chiedo scusa al Signor Gaber arriva al Meeting dopo il successo nei teatri di tutta Italia.
È vero, e di questo sono molto orgoglioso. Lo spettacolo è affiancato da un disco, che venderemo a Rimini a scopo di solidarietà, come facciamo in tutte le date. I proventi del nostro cd serviranno per permettere all’Anpil (Associazione Amici nella promozione internazionale lasalliana) di aiutare un bambino colpito da una rara distrofia muscolare congenita a migliorare la qualità della sua vita. Matteo è un bambino molto intelligente che purtroppo a causa della sua terrificante malattia riesce a muovere solo il dito di una mano, per questo ha bisogno di una carrozzina molto particolare da poter guidare con gli occhi. Il suo nome è stato estratto a sorte tra altri piccoli sfortunati, anche se non credo che in casi come questi si debba parlare di fortuna o di sfortuna. L’importante è che il mio gesto di solidarietà sia mirato: non mi fido mai delle grandi raccolte di denaro, come quelle fatte per ricostruire le città dopo i disastri naturali che le hanno colpite. Dove sono andati tutti i soldi che milioni di italiani hanno donato per l’Aquila? Io preferisco sapere dove vanno a finire, per questo individuo un obiettivo da raggiungere con i miei spettacoli. Assieme all’orchestra abbiamo comprato i dischi direttamente dalla casa discografica e li stiamo rivendendo nel corso della tournée. Tutto ciò che ricaveremo andrà a Matteo per la sua carrozzina. Ce l’abbiamo quasi fatta, il primo acconto è stato versato, speriamo che il pubblico di Rimini possa farci avvicinare al traguardo dei 17 mila euro necessari.

tempi-meeting-rimini-speciale-copertinaTornando a Gaber, lei in più occasioni lo ha definito il suo maestro. Un uomo speciale che ha anche avuto la fortuna di conoscere.
Sì, siamo stati molto amici. Quando era in concerto a Milano lo andavo sempre a prendere fuori dal teatro a fine serata. Ogni volta mi aspettavo di trovare una schiera di persone al suo seguito e puntualmente venivo smentito. C’eravamo sempre io e lui e ci piaceva andare a cena insieme in un ristorante del centro. Lui mangiava riso in bianco perché era un salutista convinto, almeno per ciò che riguardava il cibo, mentre non riusciva a fare a meno delle sigarette. Di quel periodo ricordo sempre il confronto con lui. Io ero un ragazzotto che muoveva i primi passi, andavo in televisione al solo scopo di raggiungere il fine – diventare un uomo di spettacolo – eppure per lui ero importante. Mi chiedeva pareri e opinioni e mi ascoltava. Era un uomo dolce e delicato, di una delicatezza che oggi non esiste più. Tante volte in teatro abbiamo visto un Gaber arrabbiato, ma nella vita di tutti i giorni era la persona più comunicativa e più disponibile del mondo. Aveva una tenerezza innata, che gli permetteva di rivolgersi a tutti con un tono talmente gentile da essere disarmante, anche mentre ordinava il suo riso scondito al cameriere. Questo perché si è sempre sentito al pari di tutte le altre persone ed è stato questo a conquistarmi. Spesso conoscere i propri miti può essere controproducente, perché rischiamo di trovarci davanti a una persona diversa rispetto a quella che immaginavamo e rimanere delusi davanti al sogno che s’infrange. Giorgio è stato l’unico a non avermi mai deluso, artisticamente e privatamente.

Quest’anno ci ha lasciati un’altra straordinaria figura artistica, Enzo Jannacci, molto amico di Gaber. Milano perde così un altro punto di riferimento e sembra che nessuno sia in grado di raccogliere l’eredità lasciata dai due corsari.
Trovo che ci sia un vuoto culturale terrificante adesso. Enzo era un uomo che affrontava le difficoltà delle sue canzoni e delle sue storie con una surrealtà più marcata rispetto a Gaber. Era capace di far ridere trattando un argomento serio quando non addirittura drammatico, come nel suo capolavoro El purtava i scarp del tennis. Dopo Iannacci e Gaber non vedo nessuno in grado di percorrere la stessa strada, eppure di storie ce ne sarebbero ancora molte da raccontare. Il mio sogno da ragazzo era raccogliere la loro eredità, ma ormai sono invecchiato. Però mi fa piacere essere scelto per omaggiare questi due grandi artisti.

Lei è un personaggio molto amato, che continua a dividersi tra televisione e teatro. Ma in quali panni si sente più comodo?
Stiamo parlando di due discipline artistiche diametralmente opposte. La televisione mi permette di guadagnare bene e di spendere tutto nelle produzioni teatrali. Nel teatro girano meno soldi, ma stare su un palco è una cosa che mi fa stare molto meglio. Mi piace stare in televisione, però faccio teatro da trent’anni e mi sento sempre dire: «Quello è Enzino di Striscia la notizia» e questo un po’ mi dispiace, perché ho fatto decine di spettacoli, dalla commedia brillante, al musical, all’arte drammatica e invece mi è riconosciuta dal grande pubblico solo la mia “parte televisiva”. Nessuno m’identifica come attore, produttore, cantante, regista, autore, teatrante, ma il teatro è il mio mondo nei nove mesi in cui non mi siedo dietro al bancone del tg satirico. Quando il teatro è pieno e la gente applaude alla fine dello spettacolo io sono cento volte più felice rispetto a quando leggo lo share di Striscia. Qualche tempo fa abbiamo portato Chiedo scusa al Signor Gaber a Rovigo. C’erano tremila persone, il rumore era assordante. Ho pensato: «Non ce la faremo mai a farci dare retta». Poi, improvvisamente, è cambiato tutto e l’attenzione è stata tutta per noi. Sono questi i momenti che mancano alla tv, momenti a cui non riuscirei mai a rinunciare.

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CHIEDO SCUSA AL SIGNOR GABER
L’appuntamento per lo spettacolo di Enzo Iacchetti dedicato a Giorgio Gaber è per mercoledì 21 agosto alle ore 21.45 all’auditorium D5. Costo del biglietto 10 euro (8 euro ridotto). Al termine dello spettacolo è prevista un’intervista con Massimo Bernardini.