Meeting, il miracolo dell’ospitalità

Barbara Palombelli non è certo nota per le sue simpatie cielline ma è andata

Barbara Palombelli non è certo nota per le sue simpatie cielline ma è andata, ha visto, ha scritto di «un’esperienza indimenticabile». è il Meeting, bellezza, e non ci puoi ricamare sopra ideologicamente se solo ci vai e, per quanti naturali pregiudizi ti porti appresso, accetti anche solo di registrare semplicemente quello che c’è, si vede e si tocca con mano. Quella di quest’anno è stata un’edizione esemplare, felicissima, e non solo grazie al titolo. Non è più la retorica isola di beatitudine – isola che poi non c’è – come poteva essere interpretata un tempo in cui le ideologie erano forti e duri da infrangere gli steccati elevati dal potere anche dentro i cervelli. Complice un tempo davvero tragico e la solare evidenza di un posto sottratto al deserto del nichilismo annoiato, a Rimini si è potuto avvertire anche solo a pelle che in questa gente piena di limiti e difetti come tutti, eppure, scrive Barbara P., si incontrano «migliaia di donne e di uomini veri». E «un dato è oggettivo: al Meeting è fortissima la presenza dell’altra identità del popolo italiano… spesso invisibile per i media». Pur se espresse in modi e accenti diversi, sono osservazioni condivise indistintamente da tutti i colleghi giornalisti che hanno partecipato alla settimana riminese. Al di là delle concezioni ideologiche e delle opzioni politiche, da sinistra come da destra, è stata riconosciuta la pura e semplice verità di un’esperienza. Nessun trionfalismo. L’eccezionale di tutto ciò (che bene è stato colto dai media) è proprio il contrario di ciò che comunemente si ricerca con l’evasione, l’artificio, il divertimentificio, per raggiungere appunto l’eccezionale, la performance, una dimensione diversa dal tran tran della vita quotidiana. A Rimini non si vedeva Dio perchè giravano mirra, inceso e droghe. E non si parlava diversamente di football perché alla Domenica Sportiva adesso si pasteggia a tette e veline pure per rappresentare la classifica della serie A. «è bella la strada, che porta a casa, è bella la strada per chi va. è bella la strada per chi cammina, che porta a casa dove ti aspettano già» dice la canzone di Claudio Chieffo; una di quelle che quando s’alza tra il popolo di Cl spazza di vento di fraternità tutto quanto si trova nel raggio di quelle voci da coro di Armata Rossa. La pura e semplice lotta contro il nulla è la pura e semplice avventura intrapresa da uomini e donne che non hanno rinunciato alla misura del proprio io che è desiderio di felicità. O detto con un titolo della kermesse, “All’amore, che è poter dire: Tu non morirai mai”. Ci si sente a casa, dalle parti del Meeting, perché il vero, cioè l’essere che fa lo stomaco e dunque la ragionevole aspettativa, ricerca, desiderio di qualcosa che possa riempirlo, si capisce che è la sorgente di un’amicizia necessaria, indispensabile, attesa dalla vita che si svolge ad ogni livello e latitudine di questo nostro mondo così intrisitito e così violentato dalla solitudine prodotta dal potere. La vita, che non è “quel vizio che ci ucciderà”, come dice una certa cultura (nichilista), dalle canzonette in giù, ma il punto in cui l’Infinito si dimostra e urge un Tu a partire dall’incessante ricreazione di un Io. Tocca a “gente non a posto”, testimoniare in un mondo di teorici dell’“apostità”, dell’“onesta”, della “purità” che solo sanno accusare e, sepolcri imbiancati, imporre al popolo fardelli che loro non vogliono portare, “il miracolo dell’ospitalità” sperimentato dalla Palombelli.