Medjugorje. Parla Puljic, arcivescovo di Sarajevo: «La Chiesa non ha fretta»

Vinko Puljic, membro della commissione voluta nel 2010 da Benedetto XVI: «Abbiamo dato i risultati del lavoro alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Ora si sta ancora studiando tutto»

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«La Chiesa non ha fretta di prendere decisioni rapide su Medjugorje, perché devono essere adottate con ponderatezza». Il cardinale arcivescovo di Sarajevo, Vinko Puljic, si esprime così a proposito di una presunta decisione imminente di papa Francesco circa il fenomeno delle apparizioni mariane, che da 34 anni coinvolgono sei veggenti del piccolo villaggio della Bosnia.

LA COMMISSIONE. Puljic è membro della commissione voluta nel 2010 da Benedetto XVI, presieduta dal cardinale Camillo Ruini, incaricata di vagliare i fatti. E pensa che i media abbiano «distorto e manipolato certe dichiarazioni». Il 6 giugno scorso, sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Bosnia-Erzegovina, papa Francesco ha risposto così a una domanda sull’esito dello studio elaborato dalla commissione Ruini: «Hanno fatto un bel lavoro, un bel lavoro. Il cardinale Muller (prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ndr), mi ha detto che aveva fatto una “feria quarta” (un’apposita riunione) in questi tempi… ma non sono sicuro. Siamo lì lì per prendere delle decisioni. Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti».

LE PAROLE DEL PAPA. Tre giorni dopo, nella predica della consueta Messa a Santa Marta, mettendo in guardia da una fede sensazionalista, il Papa ha dichiarato: «Ci sono anche quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana: hanno dimenticato che sono stati scelti, unti, che hanno la garanzia dello Spirito, e cercano: “Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna ci manderà alle 4 del pomeriggio?”. Per esempio, no? E vivono di questo. Ma questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più».

REAZIONI DELLA STAMPA. Dopo queste parole la stampa si era scatenata spiegando che, sulla base dello studio della commissione, la Congregazione per la dottrina della fede aveva già elaborato delle linee guida pastorali molto restrittive, per regolare gli afflussi a Medjugorje e gli eventi legati alle apparizioni e ai veggenti. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, aveva poi precisato che non vi era ancora stata alcuna riunione della Congregazione per la dottrina della fede.

«NON C’È FRETTA». Per l’arcivescovo di Sarajevo, dopo la consegna dei risultati del lavoro della commissione alla Congregazione per la dottrina della fede, «di nuovo si sta ancora studiando il tutto». «Poi i risultati saranno posti di fronte a papa Francesco e il Santo Padre darà la decisione finale», aggiunge. Non si sa quando questa decisione verrà comunicata e le previsioni dei media, secondo i quali si sarebbe dovuto esprimere il 25 o 26 giugno, si sono rivelate inesatte. Nel frattempo, come avviene da 34 anni, «l’Ordinario del luogo e il parroco locale assumeranno la cura delle attività pastorali, la celebrazione delle Sante Messe, l’amministrazione dei sacramenti, soprattutto, del sacramento della confessione, perché a Medjugorje tante persone si confessano. Ma la Chiesa non ha fretta di prendere decisioni rapide perché devono essere ponderate bene».

ASPETTARE IL PAPA. Per il momento, il cardinale Puljic su Medjugorje si limita a dire che «non è vietato pregare Dio, confessarsi, fare penitenza e aprirsi alla grazia di Dio e alla conversione». È pronto a «rispettare la posizione del Papa, che è valida per tutta la Chiesa». Di certo, non apprezza il lavoro fatto finora dai media: «Il Papa non ha la possibilità di dirigere i media. Essi, purtroppo, si comportano da tifosi, cercando solo quello che solletica le orecchie dei lettori al fine di vendere al meglio la propria notizia. Tendono ad usare le parole del Papa in modo parziale, interpretandole come fa comodo a loro. Mancano criteri morali a vari livelli. Io non sono chiamato a giudicare le parole del Santo Padre, ma ad accettarle. Questo non vale solo per me ma anche per tutta la Chiesa».

Foto Ansa