Medjugorje, un Paradiso sola andata

Intervista a Riccardo Caniato, autore di un recente libro sulle apparizioni di Maria nel paesino in Erzegovina. La prefazione è firmata da monsignor Luigi Negri

Dal 25 giugno 1981, giorno della prima apparizione della Vergine Maria nel paesino di Medjugorje, in Erzegovina (il giudizio della Chiesa è comunque ancora sospeso su tale evento) sono passati ben 32 anni e mezzo. Ma perché la Madonna appare da così a lungo? Ha risposto direttamente Lei così, nel messaggio alla parrocchia di Medjugorje del 25 gennaio 2009: «Io sono con voi così a lungo perché siete sulla strada sbagliata. Soltanto con il mio aiuto, figlioli, aprirete gli occhi». E come dà testimonianza Riccardo Caniato nell’ultimo suo libro da lui dedicato alla “Gospa” (significa “Madonna” in croato), Medjugorje, Paradiso sola andata (con una Prefazione di monsignor Luigi Negri, Edizioni Ares, Milano 2013, pp. 352, Euro 14,80), questo «aiuto» della Madonna si è rivelato negli anni davvero “efficace”, tale da indurre migliaia, forse milioni di persone da ogni dove, lingua e nazionalità a intraprendere (o riprendere) un cammino personale di conversione.
Riccardo Caniato, giornalista e scrittore, è sposato con Benedetta ed è padre di 5 figli. Da quando è andato a Medjugorje per scrivere di queste apparizioni della Madonna, non si è più fermato. Nel frattempo è diventato caporedattore delle Edizioni Ares, per le quali ha pubblicato di tema mariano i volumi Maria alba del terzo millennio (con Vincenzo Sansonetti), Jakov un angioletto per Maria (libro per bambini, con Claudia Radici e la moglie) e, infine, La Madonna si fa la strada. Scambiamo quindi due chiacchiere con chi ha contribuito e sta contribuendo di più (dopo padre Livio Fanzaga e Radio Maria, naturalmente) a diffondere il “messaggio di Medjugorje” in Italia.

Ha appena pubblicato un nuovo libro su Medjugorje, perché?
Prima di tutto per me stesso. Grazie a Medjugorje ho conosciuto molto più profondamente la figura della Madonna, presenza materna e pura in Erzegovina, a Fatima, a Lourdes, a Rue de Bac, a Caravaggio, a Le Puy, … a Nazaret. Come hanno dichiarato i padri conciliari al Vaticano II nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, la Vergine, creatura immacolata, Regina del Cielo che già brilla nella gloria, si è fatta carico sotto la Croce, con Giovanni, di tutta la Chiesa e dell’umanità intera, di ciascun uomo che ha da compiere il suo percorso terreno e di libera scelta tra il Bene e il Male. A dodici anni dal mio primo viaggio in Erzegovina ho sentito il bisogno di fare un bilancio personale, di rivivere questo incontro che mi ha aiutato nel mio cammino.

Qual è secondo lei la maggiore preoccupazione della Gospa?
Nel Cielo è già scritto il numero finale dei santi e ciascuno di noi, come è rivelato nel prologo del Libro di Geremia (v. 5), prima di essere formato nel grembo materno era già «conosciuto», quindi amato (il verbo conoscere ha una valenza molto più forte in ebraico) da Dio. Ma ogni singolo uomo, ogni generazione ha la libertà di rifiutare, opporsi, negare il suo Cretatore; e di dannarsi. Ma la Madonna vigila sempre e quando serve viene a richiamarci a suo Figlio. La Madonna, in tutte le sue apparizioni, non ha altra preoccupazione al di fuori della salvezza della nostra anima, per la quale è necessario il libero «Sì» di ciascuno come è stato necessario il libero «Sì» della Fanciulla di Nazaret perché l’Infinito di Dio si incarnasse nei contorni finiti di un grembo. Anche a Medjugorje dove le parole più ricorrenti nei messaggi sono «conversione», «pace», «fede», «preghiera», «digiuno»… il cuore del messaggio è la «santità», come bene si comprende in un messaggio del giugno 1983: «Sono venuta per dire al mondo: “Dio esiste! Dio è verità! Solo in Dio c’è la felicità e la pienezza della vita! Mi sono presentata qui come Regina della Pace, per dire a tutti che la pace è necessaria per la salvezza del mondo. Solo in Dio si trova la vera gioia dalla quale deriva la vera pace. Perciò chiedo la conversione”».

C’è chi sostiene che apparizioni tanto lunghe ed eccezionali non sono credibili perché la Madonna nei Vangeli vive nel nascondimento, per rendere tutta la gloria all’annuncio del Figlio…
Nel Vangelo c’è il cuore della Rivelazione a cui tutte le apparizioni della Madonna rimandano, e cioè che Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, venuto al mondo crocifisso e risorto per la nostra salvezza. La Madonna non oscura mai Gesù. E anche le apparizioni di Medjugorje sono cristocentriche: la Regina della Pace ha raccomandato ai veggenti di privilegiare la santa Messa piuttosto che un’apparizione con Lei, perché è nella santa Messa che si fa esperienza di comunione con Gesù Eucarestia, e che solo Lui è il Salvatore. Ha poi assicurato di intercedere sempre per quanti adorano il Signore davanti al Tabernacolo ricordando ancora una volta che il Signore è presente e vivo nell’Ostia e nel Vino consacrati. Analogamente ha chiesto di confessarsi almeno una volta al mese, confidando nella reale remissione dei peccati, perché ogni sacerdote quando impone le mani, sull’altare come nel confessionale, ha «le mani benedette» da suo Figlio. Come si vede, lo straordinario dell’apparizione ci riconduce all’ordinario di una vita sacramentale corretta, di cui, conclude la Madonna, la nostra anima ha sete quanto un fiore ha bisogno dell’acqua.

Nelle pagine del libro leggiamo del suo cammino di conversione che è partito dal “pellegrinaggio di lavoro” che ha fatto a Medjugorje. Puoi raccontarci qualcosa al proposito?
In estrema sintesi, a Medjugorje ho fatto un’esperienza interiore che è riassumibile in tre tappe: la Madonna appare, dunque è viva, la mia fede è vera. Con parole simili ho sentito esprimere questo concetto a testimoni molto noti come padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria, e non noti che ognuno può incontrare sul posto. A Medjugorje le apparizioni sono in corso e questa presenza, questa grazia in atto è avvertita da molti. La società contemporanea, che subisce ancora il retaggio razionalista dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, storce un po’ il naso aprioristicamente quando sente parlare di manifestazioni del divino come queste. Eppure l’apparizione è una modalità della Rivelazione. Dio si legge in Genesi 1 «passeggiava» nel Giardino dell’Eden, quindi si faceva incontro ai nostri progenitori; ed è lo stesso Dio che si manifesta ad Abramo, poi a Mosé nel roveto ardente e sul Monte, ai profeti dell’Antico Testamento nei sogni e con sante ispirazioni. E il Vangelo non inizia con le apparizioni dell’Angelo a Maria e non finisce con quelle del Risorto ai suoi?

Cosa può dirci dei principali protagonisti, dopo la Madonna naturalmente, di queste straordinarie apparizioni, cioè i sei veggenti?
Mi piace chiamarli «strumenti» e non «protagonisti». La veggente Mirijana mi ha detto senza tanti giri di parole di smetterla di affidarle le mie intenzioni «perché la Gospa è una mamma che non fa differenze fra i suoi figli e la mia preghiera ai suoi occhi vale la tua». Il gruppo dei veggenti è formato da sei persone molto diverse di carattere che prima delle apparizioni neppure si frequentavano e che anche oggi si vedono lo stretto necessario, presi come sono dalle loro famiglie. Padre Slavko Barbaric, lo psicologo francescano che li studiò per primo, credette alle apparizioni perché osservandoli da vicino si accorse che non avevano alcun interesse comune (il calcio o un altro sport, il teatro, un attore, un gruppo musicale; …ma anche la droga o l’alcol sono elementi aggreganti) che li teneva insieme. «Questo gruppo», arrivò a concludere, «non ha legami intrinseci, e può pertanto essere tenuto insieme solamente da Qualcuno esterno a esso».

Lei è anche testimone diretto di qualcuna delle tantissime guarigioni, nel corpo e, soprattutto, nello spirito, operate a Medjugorje?
Sì, in alcune occasioni. Ma non mi interessa qui soffermarmi tanto sul fatto, quanto più sul significato che ne ho tratto. Gesù nel Vangelo risuscita Lazzaro, la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain… Che grandissimi miracoli! Ma tutti costoro, non sappiamo  quando, dopo qualche tempo, sono morti una seconda volta terminando la loro vita terrena. Ciò che conta come dicono i Vangeli e ci ricorda san Paolo è la vita eterna con Dio, che non perisce. Attraverso i miracoli Dio ci scuote, è come se ci dicesse: «Vedi: Io ci sono, sono il Signore della vita, anche della tua: vuoi riconoscermi, vuoi accogliermi?». E il destino per chi sceglie questa Via, la Verità, per chi la incontra, il premio, sarà la Vita vera, con il ritorno a Casa.