Medjugorje. In attesa che la Chiesa si esprima, il Fatto ha già «convertito» il Papa

Un sociologo ateo prova a spiegare perché «lo spirito del Vangelo» impone al Pontefice di censurare queste «forme retrive della religiosità popolare tradizionale»

papa-francesco-medjugorje-fatto-quotidiano-kSi sa che il Correttore di bozze è uno spregevole imbrattacarte prezzolato, si erge a paladino della dottrina più per servilismo che per convinzione, è il juke box del clero che sbarca il lunario opprimendo le anime libere, ma in fondo crede assai poco in quel che scrive. Tanto poco che lui stesso, cinico e amorale com’è, a volte prova un poco di invidia verso i colleghi che sanno invece dar prova di un convinto, limpido, integrale fanatismo religioso. E in questo di solito i professionisti dell’ateismo militante bagnano il naso a tutti.

Il professor Marco Marzano, per esempio, è un ateo dichiarato che crede a sé molto più di quanto un qualsiasi prete potrebbe credere in Dio. Celebre per accanirsi con appositi libri e “indagini sociologiche” su quella che egli stesso ritiene essere ormai una Chiesa cadavere, Marzano ha scritto ieri per il Fatto quotidiano un articolo al limite dell’infoiato a commento delle parole di papa Francesco su Medjugorje. Titolo: “Medjugorje, la conversione scettica del Papa”. Notare il termine “conversione”.

A dire il vero, il Pontefice nell’omelia a Santa Marta in questione non ha mai pronunciato la parola Medjugorje, ma perfino quel babbeo del Correttore di bozze è riuscito a cogliere il riferimento implicito. A volte – ha detto il Santo Padre secondo quanto riportato dall’Osservatore Romano – «cerchiamo Dio “con queste spiritualità cristiane un po’ eteree, ariose”. Tanto che, ha affermato il Papa, “ci sono degli gnostici moderni e ti propongono questo, questo: no, l’ultima parola di Dio è Gesù Cristo, non ce n’è un’altra!”. “Su questa strada”, ha proseguito Francesco, ci sono anche “quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana: hanno dimenticato che sono stati scelti, unti, che hanno la garanzia dello Spirito, e cercano: ‘Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna ci manderà alle 4 del pomeriggio?’. Per esempio, no? E vivono di questo”. Ma “questa non è identità cristiana. l’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più”».

Fin qui, il Papa.

Poi c’è la Chiesa, che è guidata dallo stesso Papa di cui sopra, e che dall’alto della sua saggezza millenaria sa che un fenomeno come Medjugorje va trattato con tutta la cautela possibile, e se da una parte dispone indagini approfondite prima di esprimersi sulla “consistenza soprannaturale” o meno delle presunte apparizioni della Madonna in Bosnia (vedi per esempio questo articolo di Avvenire che spiega bene i criteri di valutazione seguiti dalla commissione istituita da papa Benedetto XVI per investigare sul caso, e sul cui lavoro Bergoglio si pronuncerà secondo alcuni entro il mese corrente), dall’altra però, nell’attesa, ammonisce con decisione che «i chierici e i fedeli non possono partecipare ad incontri, conferenze, o celebrazioni pubbliche in cui la credibilità di queste “apparizioni” venga data per certa» (vedi il richiamo ufficiale fatto giungere un anno e mezzo fa ai vescovi americani dalla Congregazione per la dottrina della fede).

Poi c’è il Correttore di bozze, che dal fondo della sua fede sciatta si tiene stretti tutti i suoi dubbi come preziosi bitorzoli sulla capoccia spelacchiata, e tuttavia conosce tanta brava gente che a Medjugorje ci è stata ed è tornata a casa comunque migliore di tanti sociologi atei.

Poi, infine, c’è il professor Marzano, che è appunto un sociologo ateo ma in quanto a verità ne ha in tasca più lui di un sedevacantista. E tra l’altro sono spesso minchionate.

papa-francesco-medjugorje-fatto-quotidiano-wojtylaScrive il sociologo: «Se la sentenza vaticana definitiva su Medjugorje fosse la bocciatura che questo passaggio dell’omelia di Francesco sembra evocare saremmo davvero di fronte ad una grandiosa novità storica, alla chiusura di una stagione contrassegnata dal favore vaticano verso le forme più retrive della religiosità popolare tradizionale, verso quella spiritualità miracolistica, sensazionalistica, in generale magica che piaceva tanto a Giovanni Paolo II». Il quale Giovanni Paolo, ottuso com’era, ha pensato male di prendere «la religiosità popolare, in tutte le sue forme», e di farne «un alleato irrinunciabile nella lotta quotidiana combattuta dalla Chiesa Cattolica contro la secolarizzazione e la scristianizzazione del continente europeo». Mentre se avesse avuto l’avvedutezza di ascoltare un furbone come Marzano magari adesso non saremmo tutti qui a rimpiangere i fulgidi esempi di modernariato che furono le democrazie sovietiche.

Ancora: «Se su questo delicatissimo versante Francesco invertisse la rotta saremmo dinanzi ad una Chiesa Cattolica che finalmente non si spaventa dei “segni dei tempi”, del cambiamento religioso del nostro tempo e che anzi immagina di poterci convivere serenamente, ribadendo il proprio messaggio e rifiutandosi di arruolare forze che provengono da un passato oscuro e premoderno. Forze che, facendosi agio dei bisogni emotivi di tanti, evocano la magia e la superstizione, rischiando di manipolare le coscienze dei più ingenui e allontanandosi così dallo spirito del Vangelo». Laddove lo spirito del Vangelo, ben inteso, di per sé sarebbe invece assolutamente in linea con l’ateismo sociologico moderno, a parte un paio di resurrezioni e una camionata di altri fatterelli “miracolistici”, e il professor Marzano ne è certamente un interprete migliore di qualunque esponente dell’infida “religiosità popolare”.

Cosa deve aspettarsi dal Vaticano, dunque, un insulso correttore di bozze sul caso Medjugorje? Chissà. La «bocciatura» totale in cui spera il prof Marzano? Un’approvazione acritica? Oppure una via di mezzo, per lasciare aperta la categoria della possibilità (del resto il fenomeno sarebbe ancora in corso) e insieme censurare gli atteggiamenti effettivamente strambi di certi “medjugorjani”? Forse. Così dicono. Boh. Però nel frattempo, se il Correttore di bozze non fosse l’inutile se stesso che è ma un colto professore ateo, pur con tutti i dubbi del caso si asterrebbe dal battezzare con disprezzo l’intera baracca come «miseri brandelli culturali di un antico mondo incantato». Scusi, ma chi è lei per giudicare? Il sommo pontefice? O sarà mica il tizio invasato che manda tutti i giorni una lettera alla Madonna alle 4 del pomeriggio per spiegarle come apparire più moderna?