Matrimoni gay, stanze del buco, stop nucleare, tagli spaventosi: crolla la popolarità di Hollande

Tra una promessa e l’altra, che i socialisti gli chiedono di rispettare, il presidente della Francia deve fare i conti con 30 miliardi di tagli al bilancio da applicare. E la sua popolarità cala di 8 punti in 4 mesi.

Sono passati solo quattro mesi dalla sua elezione e Francois Hollande è già in grossi guai. Il presidente della Repubblica, infatti, viene tirato in ballo da qualunque deputato francese che gli chiede chi la legalizzazione della stanza del buco, chi il matrimonio omosessuale e l’adozione per le coppie omosessuali (previsti per ottobre), chi di porre termine al nucleare in Francia e allo stesso tempo all’acquisto di petrolio, chi di mantenere la parola data sulla concessione del diritto di voto (alle comunali) agli extracomunitari che abitino legalmente in Francia da almeno cinque anni.

E INVECE ARRIVANO I TAGLI. Ma il “presidente normale”, con tutto il rispetto per le tematiche sopra elencate, ha ben altro a cui pensare: la sua popolarità è scesa di 8 punti percentuali in soli quattro mesi, passando dal 52 al 44 per cento, mentre Sarkozy era rimasto al di sopra del 50 per cento per otto mesi. Come se non bastasse, deve trovare il modo di fare tagli al bilancio per 30 miliardi di euro per riuscire nel 2013 a portare il rapporto deficit/Pil al tre per cento, come promesso all’Unione Europea.

«DIRITTO DI VOTO? ALTRE PRIORITÀ». Ecco perché il ministro degli Interni Manuel Valls ha risposto ai 65 deputati socialisti, che hanno chiesto di concedere rapidamente il diritto di voto agli extracomuntari, «che questa non è ora una priorità del governo». E la loro risposta non si è fatta attendere, soprattutto se si pensa alle proteste islamiche degli ultimi giorni: «Hollande deve trovare il modo di affrontare questo tema nella sessione parlamentare di autunno, non può rifiutarsi solo perché ha paura dell’opinione pubblica. Ha preso un impegno e deve rispettarlo».

GRANA AMBIENTALISTA. Ma questa è solo l’ultima grana arrivata tra capo e collo a Hollande. Il presidente, infatti, dopo avere partecipato a una conferenza nazionale sull’ambiente, ha promesso per calmare gli animi degli ambientalisti che avrebbe chiuso entro il 2016 la centrale nucleare di Fessenheim e che si sarebbe impegnato a ridurre sia il nucleare che l’uso del petrolio. Il giorno dopo le sue promesse, ecco arrivare le dichiarazioni al Le Monde del ministro per la Rinascita industriale: «Se il presidente della Repubblica ha promesso di chiudere la centrale, non se ne discute più. Ha fatto una promessa. Ma è irrealistico pensare di poter diminuire sia il petrolio che il nucleare. Per discutere della transizione energetica bisogna scegliere tra “due cose inaccettabili”. Io preferisco che le rinnovabili sostituiscano i carburanti fossili. Ma non possiamo rinunciare a tutto».

«È COME SARKOZY». Un’altra doccia fredda per Hollande, che dopo aver confermato che applicherà una super tassa pari al 75% sui redditi superiori al milione di euro, è stato anche criticato da tutto il settore produttivo e imprenditoriale francese come «stupido e controproducente». Dopo il duro sgombero dei rom di quest’estate , per cui molti giornali hanno scritto «Hollande è come Sarkozy», c’è da scommettere che presto qualcuno comincerà a rimpiangere «l’inaccettabile» Sarkò.