Dal seggio elettorale “unisex” alle serie tv contro il “sessismo”, quando tutto si riduce allo sforzo per abbattere gli stereotipi di genere, si finisce per essere molto stereotipati
I protagonisti della nuova serie Netflix Maschi veri
Alle recenti elezioni amministrative comunali ha debuttato il seggio unisex. Niente più «maschi da una parte, femmine dall’altra», siamo tutti nella stessa fila, cioè nello stesso branco liquido. Questa coda così inclusiva assomiglia davvero al nostro ritratto attuale: un calderone di esseri umani da mettere in riga sul fatto che distinzione significa discriminazione.
Paradossalmente, ultimamente la parola “maschio” è tornata in auge, ma solo per essere scandita bene, poi annientata. Campeggia nuda e cruda nel titolo del nuovo singolo di Annalisa, e spiace sentire una voce tanto bella sprecata per cantare: «Anche un maschio a volte piange», «se io fossi un maschio mi venderei». Ce la infiocchetta con la trovata di «invertire Adamo ed Eva», ma è la stessa solfa moraleggiante che ci aveva già propinato Beyoncé con If I Were a Boy: la femmina, vestendo i panni del maschio, sarebbe migliore di lui.
Dubitando forse delle nostre capacità ermeneutiche, Annalisa ci aiuta a comprendere il brano...
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