Martino Cervo (Libero): «In arrivo la patrimoniale delle libertà»

Berlusconi vaglia un nuovo piano per abbattere il debito pubblico. Martino Cervo ha lanciato la notizia su Libero e a Radio Tempi spiega in cosa consiste quella che lui ha scherzosamente definito la “patrimoniale della libertà”: «un superfondo contenente sia il patrimonio dello Stato che il debito»

Sul tavolo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pronto per essere opportunamente studiato, c’è un progetto originale che darebbe la possibilità di abbattere il debito pubblico italiano e fare cassa. «Questo progetto prevede l’istituzione di un superfondo contenente sia il patrimonio dello Stato che il debito, messi in modo tale da conservare un leggero attivo, successivamente prevede di venderne le quote tramite una parte di azionariato popolare e un’altra parte di acquisto forzoso pari al 3% dei conti correnti, al di sopra di una fascia ancora da stabilire. La consegna dei titoli è presentata come contropartita del versamento di un contributo per la crescita del paese, in questo stà la differenza rispetto a una patrimoniale secca, come quella di Amato del 1992. Il bello? Che tra gli acquirenti accanto a figure istituzionali come banche centrali e FMI ci saranno anche gli italiani».

A parlare di questa proposta a Radio Tempi c’è Martino Cervo, caporedattore di Libero, autore dell’articolo contenente la “soffiata”. Cervo definisce simpaticamente il progetto una “patrimoniale delle libertà” in cui, senza mezzi termini, lo Stato obbligherebbe i cittadini a versare soldi alla patria tramite acquisto forzoso dei titoli del Fondo Italia, per dargli un nome provvisorio. «Non si tratterebbe di un prelievo rapina ma di un acquisto di titoli il cui obiettivo sarebbe quello di crescere nel valore, a vantaggio di chi li sottoscrive. Già il 28 settembre scorso il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva parlato di un piano di svendita di alcuni immobili di proprietà dello Stato non in uso, così da fare cassa per abbattere il debito, ma questo piano è più consistente. Il fondo infatti riguarda sia il patrimonio immobiliare (e in quantità più massiccia) sia le partecipazioni dello Stato: stiamo parlando di centinaia di miliardi di euro».

«Ancora moltissimi sono i punti oscuri e problematici – continua Cervo – Quali sono i doveri di un eventuale investitore rispetto al fondo, se possa vendere subito oppure no, come si calcolano le quote associative». A questo punto «il problema risiede tutto nella gestione del fondo, il cui scopo principale dovrà essere quello di autovalorizzarsi e permettere una ricompensa in termini patrimoniali a chi viene costretto ad aderirvi. La credibilità dell’intera operazione di fronte ai mercati sarà il vero banco di prova».

Ascolta l’intervista integrale a Martino Cervo
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