Martin, seminarista iracheno di 24 anni: «Potrei andarmene, ma voglio restare per servire la mia gente»

Prima di scappare dal suo villaggio a pochi chilometri da Mosul, ha fatto appena a tempo a portare via dalla chiesa il Santissimo Sacramento

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«Potrei andarmene facilmente. Ma voglio restare». Detto da un seminarista iracheno di 24 anni, che presto sarà prete e che è stato cacciato ad agosto dalla sua città e dalla sua diocesi dai terroristi islamici, non è poco.

MARTIN BAANI. Martin Baani (foto di Acn), come tanti altri abitanti, non se n’era ancora andato dal villaggio di Karamlesh, a meno di 30 chilometri da Mosul, nonostante l’avanzata dello Stato islamico. Ma quando la notte del 6 agosto sono risuonati per le strade i rumori dei kalashnikov e degli esplosivi, tutti hanno fatto le valigie in fretta e furia.

GLI ULTIMI CRISTIANI. Martin riceve una telefonata da un amico, riporta Acn, e scopre così che la vicina città di Telkaif è caduta nelle mani degli islamisti. Senza pensarci, corre verso la chiesa di san Addai, prende il Santissimo Sacramento, qualche documento ufficiale e si reca dove padre Thabet e altri tre sacerdoti lo stanno aspettando. Sono gli ultimi cristiani a lasciare la città di 10 mila abitanti.

ERBIL. Ora Martin vive nel seminario di san Pietro ad Ankawa, quartiere di Erbil, capitale del Kurdistan, insieme a migliaia di altri profughi. «Fino all’ultimo momento, i Peshmerga ci hanno detto che eravamo al sicuro. Poi abbiamo visto che stavano spostando l’artiglieria alle porte del villaggio e noi abbiamo capito che la situazione stava diventando pericolosa».

«IO RESTO». Nel seminario ci sono altri 27 seminaristi: quasi tutti hanno una fuga nel mezzo della notte da raccontare. Dei 300 mila cristiani rimasti in Iraq, un terzo è sfollato e tanti ormai vogliono andarsene. Non Martin: «La mia famiglia vive in California e potrei andarmene facilmente. Ho anche un visto per l’America per andare a trovarli. Ma voglio restare. Non voglio fuggire davanti a questo problema». Tra pochi mesi Martin diventerà sacerdote e vuole restare per «servire la mia gente. Dobbiamo batterci per i nostri diritti, non dobbiamo essere spaventati».

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